C’era una volta un pezzo di legno

Un percorso tra sculture e natura, nella fiaba del più famoso burattino, che il 7 luglio ha compiuto 139 anni. A Collodi è aperto, dal 1972, il Parco monumentale di Pinocchio.

da un articolo di Ilaria Barata
Finestre sull’Arte, 29 giugno 2020

Immagine: l’incipit del libro di Pinocchio. Foto: Parco monumentale di Pinocchio.

“C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno”.
Tutti sapranno che questo è l’incipit de Le avventure di Pinocchio di Carlo Lorenzini (Firenze, 1826 – 1890), meglio conosciuto con lo pseudonimo di Carlo Collodi, dal luogo di origine di sua madre e borgo dove l’autore della storia del burattino più celebre del mondo trascorse gran parte della sua infanzia. L’incipit dà tuttavia inizio anche al parco monumentale interamente dedicato a Pinocchio proprio nel paese di Collodi, nei pressi di Pescia, nel cuore della Toscana.

Il villaggio di Pinocchio, opera di Marco Zanuso. Foto: Finestre sull’Arte.


[…]
Immerse nella vegetazione, le opere riportano alla mente gli episodi più salienti della storia e, se qualche episodio sfugge alla memoria, un innovativo sistema QR code dà la possibilità di ascoltare il passo del testo originale corrispondente a ciascuna statua, recitato dalle voci di Pinocchio e dei personaggi che via via incontra nel suo percorso di vita. I bambini, prediletti visitatori del parco, hanno così modo di associare i vari momenti della storia alle ventuno sculture disseminate tra il verde, che si raggiungono semplicemente percorrendo su sentieri un itinerario predefinito; i genitori, che qui tornano a loro volta bambini, possono far ascoltare ai loro figli dal proprio dispositivo le scene recitate e magari, una volta tornati a casa, rileggere insieme il libro delle avventure di Pinocchio.

Il Parco richiama perlopiù famiglie con bambini o è meta ogni anno di gite d’istruzione, ma tra gli oltre sette milioni di visitatori da tutto il mondo che lo hanno attraversato molti sono appassionati di arte contemporanea e di architettura del Novecento e del Paesaggio, poiché le opere scultoree che lo compongono sono di significativo interesse nel panorama artistico contemporaneo. Potrebbe essere definito infatti un vero museo a cielo aperto […] Sono inoltre opere nate dalla creatività intellettuale e manuale di alcuni tra i più noti artisti del secondo Novecento, quali Pietro ConsagraMarco Zanuso, Emilio GrecoVenturino Venturi.

Pietro Consagra, L’albero degli zecchini (bronzo, 1963). Foto: Finestre sull’Arte


Venne aperto al pubblico nel 1956, evolvendosi per rimanere al passo coi tempi, ma mantenendosi sempre fedele al romanzo di Collodi. E venne ideato e realizzato dal Comitato per un Monumento a Pinocchio, presieduto dal professor Rolando Anzilotti, formatosi negli anni Cinquanta da un gruppo di cittadini locali, con il sostegno del Comune di Pescia. A gestirlo è invece la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, che ne possiede anche la proprietà.
All’epoca della sua inaugurazione, il Parco occupava un’area verde progettata dagli architetti Renato Baldi Lionello De Luigi nella parte bassa del paese di Collodi, ed era composto solamente dalla statua in bronzo realizzata da Emilio Greco che raffigurava Pinocchio e la Fata, oggi collocata circa all’ingresso, e dalla Piazzetta dei Mosaici compiuta da Venturino Venturi. Queste ultime sono tuttora visibili nella prima parte del parco. Dal 1963 cominciò a essere ampliato con la costruzione dell’edificio che ancora ospita l’Osteria del Gambero Rosso, mentre il percorso monumentale con le sculture dei personaggi venne realizzato nel 1972 grazie al progetto del paesaggista Pietro Porcinai (Fiesole, 1910 – Firenze, 1986).

Emilio Greco, Pinocchio e la fatina (bronzo, 1956). Foto: Parco monumentale di Pinocchio.


[…] Ripercorrendo la storia della creazione del Parco di Pinocchio, Porcinai è ideatore perciò del successivo ampliamento, compiuto negli anni Settanta. Tutto ebbe inizio infatti in occasione del settantesimo anniversario della prima pubblicazione del romanzo di Collodi, nel 1951, quando venne istituito il Comitato Nazionale per il Monumento a Pinocchio: a quest’ultimo spettava il compito di realizzare un monumento che omaggiasse il famoso burattino. Due anni dopo venne indetto da Rolando Anzilotti, sindaco di Pescia, un concorso nazionale per il progetto del monumento. A pari merito vinsero il concorso Emilio Greco e Venturino Venturi, in collaborazione con gli architetti Renato Baldi e Lionello De Luigi: Greco ideò una statua bronzea che raffigurava la fata con Pinocchio, Venturi progettò invece una vera piazza circondata da muri interamente decorati a mosaico con le scene principali della storia di Pinocchio.


Venturino Venturi, La piazza dei mosaici di Venturino Venturi. Foto: Finestre sull’Arte.


Emilio Greco si avvicinò molto giovane alla scultura, all’età di tredici anni, a seguito delle condizioni modeste della sua famiglia e di una malattia di suo padre: lasciò la scuola per lavorare nella bottega di uno scultore di monumenti funerari, dove imparò a maneggiare bene il marmo e a modellare nella creta frammenti di opere classiche. Nel corso della sua attività artistica fu in grado d’impiegare i più diversi materiali, dal marmo alla terracotta, dal gesso al cemento, al bronzo. Inoltre vinse nel 1956 il Gran Premio della Scultura alla XXVIII Biennale di Venezia.

Venturino Venturi si formò a Firenze, dove si dedicò agli studi accademici e conobbe molti artisti e letterati con cui strinse amicizia. Nel suo periodo milanese, dal 1947 al 1949, incontrò gli artisti che maggiormente si dedicavano alla ricerca formale, tra cui Lucio Fontana, e qui intensificò la sua predisposizione verso l’astratto. Nel progetto della piazza per il monumento a Pinocchio, Venturi aveva collocato al centro anche una statua con funzione di meridiana (un Pinocchio in bronzo con la mano alzata, la cui ombra avrebbe indicato il susseguirsi degli episodi illustrati sulle pareti della piazza), ma l’ex aequo impedì la realizzazione della statua, poiché Greco aveva già proposto una scultura. […] Oltre a essere una straordinaria opera architettonica e musiva, la Piazzetta dei Mosaici può essere adibita a teatro per piccole rappresentazioni.

Tornando al concorso del 1953, altro progetto premiato fu quello di Pietro Consagra: una serie di personaggi della storia di Pinocchio da collocare nel cosiddetto Paese dei Balocchi, ovvero in un percorso tracciato in un parco progettato dall’architetto Marco Zanuso.
Consagra si dichiarava un astrattista formalista e marxista e con altri artisti fondò il gruppo Forma. Le sue sculture non sono mai tridimensionali, poiché a suo parere la tridimensionalità denota un centro autoritario; la visione frontale nasce come alternativa per significare un’apertura, un ridimensionamento che alleggerisce la scultura dal giogo del bagaglio storico e la riporta all’essenzialità. Il dialogo con l’osservatore diviene così più immediato. Inoltre le sue opere scultoree sono costituite da piani sottili accostati o sovrapposti che, similmente a uno schermo, si rendono adatte a un dialogo spirituale. Tutte le sue sculture nel Parco di Pinocchio sono infatti bidimensionali e presentano l’accostamento o la sovrapposizione di lamine sottili di bronzo e di acciaio.

Successivamente, nel 1963, il consiglio della Fondazione Carlo Collodi incaricò Pietro Porcinai di progettare la sistemazione delle opere di Consagra nel nuovo parco ideato da Zanuso. Dunque il paesaggista Porcinai realizzò, usando un’espressione da lui molto utilizzata, “il tessuto connettivo” del parco per dare un aspetto paesaggistico al progetto di Consagra-Zanuso. Oltre a progettarne la collocazione, ideò alcuni stratagemmi per dare carattere e movimento alle sculture: queste ultime, secondo quanto scritto nelle relazioni progettuali, dovevano muoversi grazie a “congegni idraulici indipendenti e autonomi da sistemare alla base di ognuna delle sculture”. […] Tuttavia, per la complessità di alcuni stratagemmi, ne vennero realizzati solo alcuni, in particolare giochi d’acqua. Alcuni disegni di strutture architettoniche ideati da Zanuso, come la casa della fata e il labirinto, sono stati modificati e reinterpretati da Porcinai. La realizzazione dell’intero parco così come progettato da Porcinai si dilungò per diversi anni e si arrivò alla sua inaugurazione solo nel 1972.

Il Pinocchio di legno più alto del mondo, atelier Volet, Svizzera 2009. (altezza: 16 metri). Foto: Francesco Bini.


Articolo originale e completo, con indicazioni precise sul percorso e la galleria di tutte le foto.

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