Pinchi liguri

Il pinco, legno tipico delle marinerie genovesi, comparve nel Seicento come derivazione mediterranea di un bastimento olandese, il pink.

Immagine: Laboratorio di Storia Marittima e navale – Università di Genova

Dotato di ottime qualità nautiche e di una buona capacità di carico, venne usato sia per il commercio che per la guerra di corsa. Molto simile allo sciabecco in quanto a prestazioni e duttilità, differiva da questo sostanzialmente per la configurazione della poppa.
L’armo classico era latino, ma il pinco poteva inalberare anche una o più vele quadre (e le fonti dimostrano che il cambio di armo poteva avvenire durante la navigazione: negli inventari di pinchi con armo latino sono citati pennoni e vele quadre, il polaccone in particolare).

Nel tardo Settecento non mancano casi di pinchi (e sciabecchi) armati a nave. Solitamente i pinchi erano dotati anche di remi; propulsione anche remica quindi, che spesso viene definita “ausiliaria”, ossia secondaria rispetto a quella velica.
Ma le fonti, sia per i pinchi che per altre tipologie di legni leggeri mediterranei (feluche, tartane, sciabecchi ecc..), dimostrano che, nelle particolari condizioni ambientali del Mediterraneo, la propulsione remica non deve essere considerata ausiliaria, ma complementare a quella velica (nella guerra di corsa soprattutto: ossia remi e vele venivano usati assieme).

Abbiamo detto che il pinco aveva qualità nautiche molto simili allo sciabecco. Questa similarità spiega perché lo sciabecco, come tipologia nautica, abbia faticato ad affermarsi in Liguria: il primo “sciabecchino” ligure di cui ci parlano le fonti è del 1760, ma è solo tra fine Settecento e primo Ottocento che lo sciabecco diventa una presenza costante nelle marinerie genovesi.

[EB]

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