Due giorni, una notte

di tanto in tanto, sparire, per poi tornare

Deux jours, une nuit, Belgio, 2014. Sandra (Marion Cotillard) è caduta in depressione e s’è dovuta assentare dal lavoro. Durante la sua malattia, i capi cercano il modo per farla fuori.

Recensione di Federico Pontiggia
cinematografo.it

[…] i capi, Mr. Dumont (Baptiste Sornin) e Jean-Marc (Olivier Gourmet), capiscono che il lavoro può essere fatto da 16 persone, anziché 17, e servono la bella trovata: i colleghi di Sandra devono scegliere tra la riduzione dell’organico, ai danni proprio della donna, o l’ottenimento di un bonus. La prima votazione non ha storia: Sandra è fuori.

Ma non è detta l’ultima parola: il voto palese è stato influenzato da Jean-Marc, e Mr. Dumont acconsente alla ripetizione, a scrutinio segreto. Spinta dal marito Manu (Fabrizio Rongione), Sandra sfrutta il weekend (due giorni, una notte del titolo) per andare a trovare i colleghi, e convincerli a votare per lei: le servono 8 voti più 1 per non perdere il posto

[…]
E’ lei [Marion Cotillard] a condurci, prendendoci delicatamente, empaticamente per mano, in un territorio di esclusione coatta e colpevole, perché la sua Sandra viene estromessa in virtù della malattia, della depressione che ne fa una debole – dicunt – inadatta al lavoro: contro questa “decisione del padrone”, i Dardenne oppongono la famiglia, lei e Manu (e i due figli), la solidarietà, la lotta dal basso, senza clamori ma convinta.
Ma i colleghi della donna non sono additati come degli insensibili, avidi, che se ne fregano di lei, bensì come dei lavoratori che quel bonus lo vogliono per necessità, per reale bisogno: almeno, in quasi tutti i casi. Sandra passa di casa in casa, accompagnata dal marito o da sola in autobus, cerca non pietà, ma dialogo:  i Dardenne l’assecondano, senza farla passare per una vittima. Sandra è fragile, gli psicofarmaci non ha smesso di prenderli, la depressione non è lontana anni luce, ma si dà da fare, combatte, in primis la propria ritrosia, la propria stanchezza e rassegnazione: per il lavoro, per la dignità, per la famiglia, contro uno scambio capestro, stile Gesù e Barabba.

I fratelli Dardenne continuano a girare come hanno sempre fatto, ma con meno radicalità stilistica nel tallonamento, ovvero proseguendo la strada de Il ragazzo con la bicicletta nella distensione – si fa per dire – della poetica: qua, il tema impone, il clima è peggiore, ma l’ironia affiora di tanto in tanto nella Via Crucis laica e sindacale di Sandra. Forse, proprio per l’iterazione delle sue visite, Two Days, One Night pecca di monotonia, sicuramente di monotematicità, e di qualche scelta enfatica (leggi colpo di scena), ma i Dardenne sanno dove mettere la camera senza schematismi né paraocchi ideologici nel nostro tempo, nella nostra crisi, nella nostra volontà di non arrenderci, nonostante tutto.
Un film che, crediamo, piacerà molto a Ken Loach […].



Articolo originale, contenente anche i giudizi della critica:
https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/due-giorni-una-notte/57318/

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