GiorGio – Giornata sui giochi di parole.

Bart Simpson e la Silvia di Leopardi.

breve estratto da un contributo
di Stefano Bartezzaghi


BART
Nei giorni precedenti l’incontro di Bologna, si è riso di un caso di cronaca. Anche in Italia è circolata un’immagine con Bart Simpson che si infligge la punizione di riempire la lavagna con parecchie ripetizioni della frase: “Being right sucks“.
Tutti gli appassionati sapevano che in una puntata del 2000 (*), Bart aveva previsto l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, un’ipotesi che a quell’epoca era solo e perfettamente burlesca.
Sedici anni dopo invece si è avverata ed ecco Bart che maledice la propria lungimiranza involontaria.

Crediti: THE SIMPSONS/FOX

La pagina Facebook del Giornale, testata che per Trump si è trovata a provare una certa simpatia, ha riportato la vignetta con il commento: “Ecco perché i Simpson hanno attaccato Trump”.
Il commento è evidentemente ispirato da una traduzione alternativa: la frase di Bart non è stata interpretata come “Avere ragione fa schifo” ma come “Essere di destra fa schifo”.
Per quanto riguarda la traduzione dei giochi con le parole il caso è da ritenersi pradigmatico.
Infatti per quanto sia improbabile, non si può davvero escludere
che lo sceneggiatore dei Simpson avesse ammesso la seconda lettura, almeno secondo il “type of ambiguity” che William Empson (1930) denominava “integrative”.
E a pensarci bene non si può neppure escludere che il webmaster del Giornale avesse ben presente la traduzione corretta, ma che si sia volontariamente rifatto a quella improbabile per alimentare una polemica politica. 
Quest’ultima cosa sarebbe stranissima: l’errore fatto volontariamente.
[…]


(dopo questo siparietto umoristico, estrapolato arbitrariamente dal testo di Bartezzaghi, la lettura continua a p. 1 su https://www.academia.edu/35443500/Giochi_di_parole_e_traduzione_nelle_lingue_europee_Bologna_CeSLiC_2017?email_work_card=view-paper)

LEOPARDI
Nel testo, per esempio, l’autore fa riferimento a quanto scritto da Umberto Eco sulla poesia, dove “oltre alla sostanza linguistica dell’espressione, è pertinente la sua sostanza metrica e la sua sostanza fonosimbolica. Infatti Eco analizza una traduzione francese di A Silvia di Leopardi, in cui il traduttore ha cercato di mantenere l’alto tasso di vocali “i” che ricorrono nell’originale leopardiano, anche se certo non ha potuto conservare l’anagramma fra la prima (“Silvia”) e l’ultima parola (“salivi”) della prima strofa.”
E aggiunge che “l’anagramma ‘Silvia/salivi‘ è probabilmente il più noto esempio italiano di quel fenomeno che fu ipotizzato da Ferdinand de Saussure, in una ricerca rimasta a lungo inedita (tuttora lo è in gran parte) e che pure ha originato un dibattito che prosegue dagli anni Sessanta. Quello che Saussure cercava, come un’immagine inafferrabile che pure gli era baluginata, era un ‘secondo modo d’essere, artificioso, aggiunto per così dire a quello originale della parola‘ (cfr. Starobinski 1971).”

Dall’introduzione dei curatori.

Nel primo contributo, Dire quasi le stesse due cose, Stefano Bartezzaghi prende le mosse dalla cronaca politica e dalla propria esperienza di traduttore di definizioni di cruciverba (il primo cruciverba della storia) e fa notare come una delle difficoltà della traduzione dei giochi con le parole sia capire innanzitutto se essi siano realmente presenti o meno, poiché mancano spesso di un contesto semantico che permetta di scioglierne le ambiguità. Attraverso un approccio semiotico, Bartezzaghi sottolinea l’importanza che hanno la materia, la forma e la sostanza dei due piani dell’espressione e del contenuto nell’analisi dei giochi in diversi generi testuali; considera poi gli anagrammi, la crittografia mnemonica, gli indovinelli e altri esempi di “sistematica dell’ambiguità” (la definizione che l’autore dà dell’enigmistica) per sostenere che il lavoro del traduttore di fronte a questi fenomeni consiste nel soppesare le relazioni e le differenze che, in senso saussuriano, si pongono fra langue e langue, ovvero, tra due codici linguistici. Da qui l’idea che tradurre i giochi di parole sia in un certo senso dire due volte (quasi) la stessa cosa.

QUADERNI del CeSLiC
Atti di convegni (5)
Bologna, Centro di Studi Linguistico-Culturali (CeSLiC), 2017.
http://www.lilec-ceslic.it


(*) Appendice

dal Corriere della Sera, 18 marzo 2016

Profetico: nell’episodio «Bart al futuro» (Bart to the Future), andato in onda negli Usa il 19 marzo del 2000, un omaggio alla saga «Ritorno al Futuro», Lisa Simpson nel 2030 è diventata il primo presidente donna («dichiaratamente etero») degli Stati Uniti.
Tuttavia, prima di lei alla Casa Bianca c’era un tale chiamato Donald Trump, che aveva lasciato il Paese in bancarotta.
Anche qualche anno più tardi, nella puntata del luglio 2015, Homer ha un breve incontro con i capelli di Trump «prossimo presidente Usa» (YouTube/Fox).

  • minuto 0:30 circa.

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