Un grave ‘intoppo’ al New York Times

Mercoledì, nella sezione Opinioni del New York Times, è apparso un articolo firmato dal senatore del Partito Repubblicano dell’Arkansas, Tom Cotton, dall’eloquente titolo “Mandate l’esercito”.

di Claudia Torrisi
Valigia Blu, 7 giugno 2020

Il pezzo, con riferimento alle proteste contro il razzismo e la violenza della polizia scoppiate in seguito all’uccisione di George Floyd a Minneapolis, chiede al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di utilizzare i militari per sedare le manifestazioni: “Una sola cosa ripristinerà l’ordine nelle nostre strade: uno schiacciante dispiegamento di forze per disperdere, arrestare e scoraggiare chi trasgredisce la legge”.

In alcune città, le forze dell’ordine locali, secondo il senatore, “hanno un disperato bisogno di sostegno, mentre in altre politici deliranti si rifiutano di fare ciò che è necessario per sostenere lo stato di diritto”, ed è dunque venuto il momento di ricorrere all’Insurrection Act, che consente al presidente USA in casi eccezionali di mobilitare l’esercito federale e la Guardia Nazionale per compiti di polizia. Cotton chiama coloro che sono scesi in piazza “saccheggiatori”, “insurrezionalisti” e “rivoltosi” che hanno “gettato molte città americane nell’anarchia, ricordando le violenze degli anni ’60” e sostiene che le rivolte siano state “un carnevale” per coloro che erano in cerca di un brivido e “altri attività criminali”. Nell’articolo vengono usate locuzioni come “orgia di violenza” e si fa riferimento a “schiere di radicali di sinistra come gli Antifa” che “si sono infiltrati nelle marce di protesta” – così come affermato da Trump e definito “disinformazione” dallo stesso New York Times.

La pubblicazione dell’articolo del senatore ha provocato le proteste di centinaia di giornalisti del New York Times. Più di 800 dipendenti hanno firmato una lettera indirizzata all’azienda, criticando l’opportunità di pubblicare l’articolo del senatore: “Crediamo che il suo messaggio svaluti il lavoro che facciamo, nella redazione news e in quella delle opinioni, e violi i nostri standard per un giornalismo etico, accurato e nel pubblico interesse. Inoltre, mette a repentaglio la capacità dei nostri giornalisti di lavorare in modo sicuro ed efficace per le strade”.
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Oltre 160 dipendenti hanno organizzato uno sciopero virtuale per venerdì mattina. Nella giornata di giovedì in molte redazioni si sono tenute videocall e riunioni, mentre molti giornalisti si sono messi in malattia per protesta.
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Per tutta la giornata di mercoledì e fino a giovedì sera, il management del Times ha difeso la scelta di pubblicare l’articolo del senatore Cotton. Con una serie di tweet, James Bennet, editor della sezione Opinioni ha spiegato che la sezione “ha il dovere di mostrare ai suoi lettori argomentazioni contrarie, specialmente quelle di persone in posizioni di potere. Capiamo che molti lettori hanno trovato le argomentazioni del senatore Cotton dolorose, anche pericolose. Crediamo che questa sia la ragione per cui richiedano pubblico scrutinio e dibattito”.
La spiegazione non è servita a calmare le acque. Su Slate Ashley Feinberg riporta che secondo un dipendente del servizio clienti, tra le 4 e le 5 del pomeriggio di mercoledì scorso il giornale ha ricevuto 203 cancellazioni, il numero più alto più alto mai registrato in un’ora.

La giornalista del Washington Post Margaret Sullivan, ex public editor del NYT, ha affermato che non avrebbe mai pubblicato quel pezzo “per una moltitudine di ragioni”: “Le persone nere si sentono già sotto assedio e in pericolo; esistono dei limiti per ciò che è considerato accettabile pubblicare in questa sezione così influente, e questo articolo secondo me li oltrepassa; gli USA in questo momento sono una polveriera; Cotton può ottenere spazio per le sue idee (e spingere la sua campagna per il 2024) altrove”.
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In un articolo pubblicato giovedì, Bennet ha affermato di essere fermamente contrario all’utilizzo dell’esercito, anzi, di esserne spaventato, ma ha ulteriormente elaborato la sua spiegazione delle ragioni della pubblicazione: “Ci siamo impegnati con i lettori del Times a fornire un dibattito su questioni importanti come questa. Metteremmo a repentaglio l’integrità e l’indipendenza del New York Times se pubblicassimo solo opinioni con cui gli editor come me sono d’accordo, e tradiremmo quello che penso sia il nostro scopo fondamentale: non dire ai lettori cosa pensare, ma aiutarli a pensare”.

Poi, nella serata di giovedì, il NYT ha rilasciato una dichiarazione affermando che l’articolo di Cotton non rispettava gli standard del giornale. “Abbiamo esaminato il pezzo e … da questa revisione è emerso che un processo di pubblicazione frettoloso (*) ha portato alla pubblicazione di un articolo che non rispetta i nostri standard. Di conseguenza, stiamo pianificando di prendere in esame modifiche sia a breve che a lungo termine, tra cui l’allargamento delle operazioni di fact-checking e la riduzione del numero di opinioni che pubblichiamo”, ha dichiarato Eileen Murphy, portavoce del giornale.

(*) Come riportato da un articolo dello stesso NYT che ricostruisce tutta la vicenda, poco prima, durante un meeting con membri dello staff, Bennet ha ammesso in video di non aver letto l’articolo di Cotton prima della pubblicazione.

A.G. Sulzberger, editore del Timesaveva scritto in una nota allo staff giovedì mattina di credere “nel principio dell’apertura a diverse opinioni, anche a quelle con cui possiamo non essere d’accordo, e questo pezzo è stato pubblicato con questo spirito”. La sezione Opinioni esiste per offrire posizioni di diversa provenienza, “con un focus speciale su quelle che sfidano quelle prese dal nostro comitato editoriale”.

La sera stessa, in un messaggio su Slack, Sulzberger ha però cambiato tono, … anticipando quanto poi verrà ufficialmente dichiarato dal giornale: “La sezione Opinioni prenderà alcune decisioni per ridurre le probabilità che qualcosa di simile accada ancora”. Sulzberger ha anche aggiunto che sebbene il pezzo sia ancora online, verrà aggiunta una nota con la posizione dell’azienda.

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Nel pomeriggio di giovedì, in una riunione video della redazione Opinioni, Bennet e James Dao, il vice direttore della sezione, hanno riconosciuto che si era verificato un “intoppo” nel processo di pubblicazione, che il pezzo era stato verificato, ma che sarebbe dovuto essere verificato ancora. Anche Dean Baquet, il direttore della redazione del New York Times che si occupa della parte di news, ha saputo dell’articolo di Cotton soltanto dopo che è stato messo online.
[…] In una riunione con lo staff tenutasi venerdì mattina, Sulzberger ha detto inequivocabilmente che l’articolo di Cotton “non avrebbe dovuto essere pubblicato”.
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Nella sua newsletter su Poynter, Tom Jones afferma che … se da un lato è ammirevole l’idea di dare spazio a posizioni diverse, dall’altro è Bennet stesso nel suo pezzo sul NYT a dire di avere paura che l’uso dei militari potrebbe portare ad altra violenza. “E questa è la paura di molte persone. E siccome la posta in gioco è così alta – letteralmente vita o morte – permettere a idee di questo tipo di trovare spazio sul Times mi sembra pericoloso e irresponsabile”… Il senatore, peraltro, avrebbe potuto usare Twitter per esprimere un’idea del genere, e non essere amplificato da una delle più grandi media company del mondo.

Gabriel Snyder ha scritto sul Columbia Journalism Review che il problema di considerare il NYT come un forum aperto per idee di tutti i tipi è che il giornale rischia di diventare una piattaforma anche per coloro che sono ostili ai suoi valori fondanti e in aperto contrasto con la sua missione di “cercare la verità e aiutare le persone a capire il mondo”. “A me sembra che il problema principale dell’editoriale di Cotton non sia che i suoi argomenti sono gravi o pericolosi (nonostante lo siano), ma che è costruito su menzogne”, afferma Snyder, ricordando il modo in cui il senatore ha descritto le proteste.
[…] Sostenere la verità – ed essere contro il razzismo – richiede che quelle bugie vengano smascherate. Il Times fallisce nella sua missione di ‘cercare la verità’ quando concede la sua piattaforma ad altri che la usano per dire menzogne”.


Aggiornamento 8 giugno: Domenica l’editore del New York Times A.G. Sulzberger ha annunciato le dimissioni di James Bennet, editor della pagina Opinioni. Anche a Jim Dao, vice editor della pagina, che si era assunto pubblicamente la responsabilità di aver supervisionato l’editing del pezzo, sarà assegnato un nuovo ruolo in redazione. A guidare la sezione Opinioni per le elezioni del 2020 sarà Katie Kingsbury, anche lei vice editor.
“Questa è stata una settimana dolorosa per l’azienda, ma ha scatenato un dibattito urgente e importante”, ha scritto Sulzberger in un messaggio allo staff del NYT.

Articolo originale e completo:
https://www.valigiablu.it/new-york-times-cotton-critiche/

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