Vedere con la mente

“L’astrazione permette all’uomo di vedere con la sua mente ciò che non può fisicamente vedere con gli occhi”.

Arshile Gorky

Arshile Gorky, pittore armeno naturalizzato americano,alla Peggy Guggenheim Collection con il suo “Senza titolo” del 1944. Le tecniche e la tematica del Surrealismo influenzano lo sviluppo del suo linguaggio pittorico, che esprime in forme libere, organiche, vitalmente curvilinee. Enfatizzando il potenziale espressivo autonomo di linea, forma e colore, Gorky anticipa i modi dell’Espressionismo astratto.

Arshile Gorky (il cui vero nome era Vosdanik Adoian) nacque nel villaggio di Khorkom, in provincia di Van, Armenia, il 15 aprile del 1904.
Gorky lasciò il suo paese nel 1915 e giunse negli Stati Uniti nel febbraio del 2020, ospite di parenti Watertown, Massachusetts, e poi di suo padre a Providence, Rhode Island.
Già nel 1922 iniziò a insegnare alla New School of Design di Boston.
Nel 1925 si trasferì a New York e cambiò il suo nome. Entrò alla Grand Central School of Art di New York come studente ma divenne presto docente di disegno dal 1926 al 1931. Nel corso degli anni Venti, la pittura di Gorky fu influenzata da Georges Braque, Paul Cézanne e, soprattutto, Pablo Picasso.

Nel 1930 partecipò a una mostra collettiva al Museum of Modern Art di New York e negli anni che seguirono si avvicinò a Stuart Davis, Willem de Kooning e John Graham. La sua prima personale fu alle Mellon Galleries di Philadelphia nel 1931. Dal 1935 al 937 lavorò al WPA Federal Art Project per l’aeroporto di Newark. La sua collaborazione con WPA (Works Progress Administration) continuò fino al 1941. La prima personale a New York si tenne alle Boyer Galleries nel 1938 e nel 1941 al San Francisco Museum of Art.

Negli anni Quaranta fu profondamente colpito dal lavoro dei Surrealisti europei, soprattutto Joan Miró, André Masson e Matta. Nel 1944 incontrò André Breton e strinse amicizia con altri esuli Surrealisti.
È del 1945 la sua prima mostra alla Julien Levy Gallery di New York e dal 1942 al 1948 passò diversi periodi nella campagne del Connecticut o della Virginia. Una serie di tragedie personali, tra cui un incendio nel suo studio che distrusse molte delle sue opere, un serio intervento chirurgico e un incidente automobilistico, precedette il suo suicidio il 21 luglio 1948, a Sherman, Connecticut.


In questa tela compaiono allusioni paesaggistiche; il fondo bianco è uniforme, ma è vuoto all’estrema sommità della tela, e suggerisce un pezzetto di cielo, mentre la “terra”, sotto, pullula di forme vegetali e di colori di fiori. La tecnica del colore sgocciolato diluito con acquaragia, suggeritagli da Matta, produce una chiara idea di gravità. Le tecniche e la tematica del Surrealismo influenzano lo sviluppo del linguaggio di Gorky, che esprime in forme libere, organiche, vitalmente curvilinee. Enfatizzando il potenziale espressivo autonomo di linea, forma e colore, Gorky anticipa i modi dell’Espressionismo astratto.

Descrizione dell’opera da:
https://www.guggenheim-venice.it/it/arte/opere/untitled-28/

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