È questione di acqua, e di onde. Virginia Woolf

Se fossi un brano letterario sarei un soliloquio. Se fossi un elemento sarei acqua. Se fossi un romanzo, probabilmente sarei Le Onde di Nostra Signora del Flusso di Coscienza Virginia Woolf.

di Silvia Del Ciondolo (*)
dal sito https://letteralmentefelice.com/

Immagine: André Kertéz

Dico probabilmente perché non posso paragonarmi a qualcosa di così… qualcosa per cui non mi vengono le parole. Bello? Banale. Perfetto? Non è questione di perfezione. Geniale? Non è pertinente. Capolavoro? Certo, ce ne sono tanti. Vero? Iniziamo ad esserci, ma fa poca impressione. Non mi viene.

Noi siamo acqua, e Virginia scrive storie che scorrono ovunque e ti riempiono e straripano dagli argini. I personaggi sono fluidi e le loro vite si travasano l’una nell’altra, confluiscono e poi si dividono, come il tempo che non è una linea retta, ma un fiume che avanza e si confonde col mare, finisce a riva e torna indietro. Tutto si infrange ma non muore, muta e si mischia. Ed è così.


Sono radicata, ma scorro.

Qual è la frase per la luna? E la frase per l’amore? Che nome daremo alla morte? Non lo so. Avrei bisogno della lingua speciale degli amanti, dei monosillabi che usano i bambini… Ci vuole un urlo, un grido.

Non c’era una spada, niente con cui abbattere queste pareti, questa protezione, questo generare figli e diventare ogni giorno più implicati e impegnati, con libri e con quadri? Meglio bruciar la propria vita come Louis, anelando alla perfezione; e abbandonarci come Rhoda, fuggendo via da noi nel deserto; o sceglierne uno su un milione e uno solo, come Neville; meglio esser come Susan e amare e odiare il calore del sole o l’erba gelata; o essere onesti come Jinny, essere un animale. Tutti avevano il loro rapimento; il loro senso di comunità con la morte; qualcosa che riusciva loro utile. Così visitai ciascuno dei miei amici a turno, cercando con dita brancolanti di forzare i loro scrigni chiusi. Andai dall’uno all’altro porgendo il mio dolore – no, non il mio dolore, ma la natura incomprensibile di questa nostra vita – alla loro attenzione. C’è chi si rivolge ai preti, chi alla poesia; io ai miei amici, al mio cuore, a cercare tra le frasi e i frammenti qualcosa di intatto – io per cui non c’è bellezza sufficiente nella luna o in un albero; io per cui il contatto di una persona con l’altra è tutto, eppure non posso afferrare neppur questo, io che sono così imperfetto, debole, indicibilmente solo. Sedevo là.


Non so dire di più, e non è necessario. Sto fluendo fuori e dentro di me, qualunque cosa io sia.


(*) autrice di Poesie per Nessuno. Poesie sparse.

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