L’artista che ritrae gli “assenti” delle piscine di Hockney

Un tuffo più profondo: incontriamo Ramiro Gomez, il messicano americano che mette operai, custodi, manutentori, ecc. nella celebre piscina di Hockney.

da un articolo di Alex Rayner
The Guardian, 16 febbraio 2020

Immagine: Ramiro Gomez, No Splash. Foto: courtesy of the artist, Charlie James Gallery, Los Angeles.


I tuffi nella piscina di David Hockney continuano a lasciarsi dietro degli spruzzi. Una tela di media grandezza della serie del 1967, che mostra gli schizzi lasciati da un tuffo in una piscina della California, è appena stata venduta all’asta per quasi 23 milioni di sterline. Nel mezzo secolo da quando è stata dipinta, l’opera è diventata il simbolo dello stile di vita indolente dei losangelini, dalla casa con le sue vetrate alle due palme perfette slanciate verso un cielo vuoto.

Immagine: David Hockney, A Bigger Splash; Tate, London; © David Hockney.

Eppure, che aspetto avrebbe l’opera se il suo fulcro venisse alterato, dal tuffo dell’ignoto nuotatore? E se l’attenzione invece si spostasse verso i ragazzi che devono pulire la piscina perché sia sufficientemente pulita per il bagno dei ricchi?
La risposta è nel quadro di Ramiro Gomez “Nessun tuffo” [in risposta a “A Bigger Splash di Hockney”, ndt], nel quale l’artista trentatreenne immagina gli addetti a questi servizi mentre lavorano in questa famosa scena. Il tuffo è sparito e sono comparsi due uomini di colore che si prendono cura della piscina e di ciò che la circonda. “Hockney ha deciso di concentrarsi su un tuffo di due secondi”, dice Gomez, “mentre io mi sono interrogato sulla precarietà di questi lavori umili”.

In mezzo a questi due mondi, Gomez si ritirava nella sua stanza alla fine della giornata di lavoro, e sfogliava l’Architectural Digest e altre riviste. “Guardavo le case e le paragonavo a quella in cui lavoravo”. Le fotografie erano belle, ma non c’era modo di vedere chi ci lavorava.
Gomez iniziò a strappare delle pagine, incominciando a disegnare e poi dipingere le persone mancanti, per creare i primi lavori della sua serie sulle riviste patinate. Questi dipinti sono più una domanda che una presa di posizione sociale; parla di “rabbia discreta” per spiegare le sue motivazioni. “Cerco di tenermi lontano dalle opere moralistiche. Le lascio agli attivisti. Io cerco di trovare un compromesso”.


Foto: courtesy of the artist/PPOW, New York

Più tardi, si è avvicinato a Hockney, col quale sente di avere una certa affinità. “Siamo entrambi gay e in qualche modo consideriamo Los Angeles dall’esterno”. Gomez estese i suoi interessi ai luoghi storici della città, dipingendo il museo The Broad con un custode all’esterno del negozio Paul Smith verniciato di rosa acceso.

Ora Gomez si è allontanato da Hockney. “Non voglio costruirmi una carriera sui rifacimenti delle sue opere”, spiega. I suoi punti di riferimento sono nel passato: ha ricreato, su cartone, l’“Infanta Margherita Teresa” di Velásquez, dal capolavoro seicentesco Las Meninas, accudita non dalle dame di corte ma da domestici messicani americani. Poi, per dare forza all’opera, in stile street art, ha installato i cartelli nei vialetti di Bel Air. “Ci sono così tante nuove principesse”, dice, “così tante nuove case eleganti”.  
Molti dei proprietari di quelle case stanno collezionando i dipinti di Gomez. Lui ha abbandonato quella strada sei anni fa e ora è rappresentato dalla Galleria PPOW di New York, anche impegnata politicamente, che ha presentato i suoi lavori nel suo stand alla fiera d’arte ADAA della città. Gomez sta scendendo a patti con il “ruolo che i benestanti si aspettano che lui ricopra. È una cosa veramente difficile”.

L’artista ha dichiarato che, prima della mostra, sarebbe passato per osservare i lavoratori della fiera e produrre dei cartoni raffiguranti le persone, come altri galleristi o gli operai che costruiscono i muri degli stand. Forse anche custodi, guardiani, addetti alle pulizie che passano e danno un’occhiata ai miei lavori.
“… sento il bisogno di dire che queste persone non sono usa-e-getta“.


Traduzione libera e in estratto di Francesca Adrower.

Articolo originale completo:
https://www.theguardian.com/artanddesign/2020/feb/16/deeper-splash-artist-painting-pool-cleaners-david-hockney-forgot

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