Better Call Saul

Serie Netflix, Better Call Saul Theme by Little Barrie. Full Orignal Song.

Premiato agli Emmy, questo prequel della serie “Breaking Bad” racconta la storia dell’avvocato Jimmy McGill e della sua trasformazione nel riprovevole Saul Goodman.

(segue recensione)

BETTER CALL SAUL 5, LA RECENSIONE DEL FINALE: VERSO BREAKING BAD E OLTRE!

Better Call Saul 5, la penultima stagione della serie spin-off/prequel di Breaking Bad, con un magnifico Bob Odenkirk.

di Antonio Cuomo
movieplayer, 21 aprile 2020

La principale sfida nello scrivere la recensione del finale di Better Call Saul 5 è di trovare nuovi modi per spiegarne i pregi, esaltarne la bellezza e azzardare lo scomodo confronto con la serie di cui è orgogliosa costola. Se sia, insomma, degna o forse addirittura migliore di Breaking Bad terminata da quasi sette anni. Un aspetto è però sicuro: le prime cinque stagioni ci hanno proposto un cammino solido e coerente nella vita pre-Walter White di Jimmy McGill, mentre si impegnava per il bene e continuava a cedere al male e l’inganno, con continui ostacoli e ripetute svolte che l’hanno portato a essere il Saul Goodman che già conoscevamo.

IL PERICOLOSO MONDO DELLA DROGA
Il mondo della droga è stato sempre parte integrante di Better Call Saul, ma solo nell’ultima stagione il percorso di Jimmy/Saul è entrato in diretta rotta di collisione con esso. Ne parlavamo nella nostra recensione dei primi episodi di Better Call Saul 5 di come queste strade parallele si siano incontrate in quel primo incontro tra Jimmy e Nacho, dopo il quale il neonato Saul Goodman ha potuto provare gli aspetti economici positivi dell’essere impiegato dalle forze della malavita locale, ma anche quel contraltare di inevitabile pericolo.
Pensiamo a quanto visto le scorse settimane, con quel piccolo capolavoro di scrittura e messa in scena che è l’ottavo episodio Corriere e in quel magnifico incontra tra il personaggio di Bob Odenkirk e il Mike di Jonathan Banks, o ancora a quegli intensissimi dieci minuti finali del successivo Strada sbagliata, con la tensione del faccia a faccia tra Lalo da una parte e Saul con Kim dall’altra. Dopo quella sequenza, per la quale non possiamo che avere parole di lode per Rhea Seehorn e la sua Kim Wexler, e per il modo in cui ci si è arrivati, l’imbuto in cui Jimmy si è andato a cacciare è ormai chiaro e ci si sarebbe potuto aspettare un finale di stagione esplosivo.

JIMMY E KIM
Si torna sempre a loro che sono il cuore di Better Call Saul, ma questa volta gli equilibri di coppia sembrano alterati: se in passato avevamo ragionato su quanto la donna rappresentasse la coscienza di Jimmy e lo tenesse ancorato a un barlume di legalità, ora sembra che siano i metodi di lui a influenzare il comportamento di lei. La spinta a fare del bene, ad abbandonare i lavori svolti fin qui per occuparsi di cause che la fanno stare bene, è infatti parallela ad altrettante idee per danneggiare Howard e fare dei sotterfugi alla Saul, l’arma vincente per portare avanti i suoi piani. Corrotta dal male, broken bad nella tradizione che fa capo a Walter White e Breaking Bad? O sta soltanto mettendo alla prova Jimmy per capire quanto in là sarebbe disposto a spingersi?

Al di là delle qualità cinematografiche della serie, di quella capacità di evocare temi, sensazioni e pathos che abbiamo già avuto modo di lodare, è nel lavoro di scrittura dei personaggi che Better Call Saul trova il suo massimo compimento, che sia la coppia di novelli sposini Jimmy/Kim, l’impagabile Mike, Gus Fring o i rappresentanti del mondo della malavita con più o meno tempo su schermo, tutti hanno il proprio ruolo compiuto in questo percorso per nulla virtuoso che stiamo seguendo dal 2015 e si concluderà il prossimo anno con una sesta e ultima stagione già annunciata e composta da tredici episodi.

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