Lorenzo Lotto: due copie (ma che copie!)

Due copie di un pendant di Lorenzo Lotto ci aiutano a capire che aspetto avesse una coppia di suoi dipinti, oggi perduti.

di Enrico Maria Dal Pozzolo
Finestre sull’Arte, 1 aprile 2020

Immagine: David Teniers il giovane, L’arciduca Leopoldo Guglielmo nella sua Galleria (Madrid, Museo del Prado).

Partiamo dall’inizio.
Alla metà del Seicento la collezione di pittura italiana più ricca d’Europa era quella dell’arciduca Leopoldo Guglielmo d’Asburgo, con 517 opere una più formidabile dell’altra. L’aveva iniziata quando era reggente delle Fiandre, anche avvalendosi della collaborazione del pittore David Teniers il giovane. Quando tornò a Vienna, nel 1656, era così fiero di tale raccolta da incaricare Teniers di rappresentarlo in enormi stanze stracolme di pitture, tutte perfettamente riconoscibili (di Antonello, Bellini, Giorgione, Tiziano, Raffaello …): egli utilizzava tali tele non solo per autocelebrarsi, ma anche per farne doni di natura diplomatica .

… sfogliando l’ultimo numero della rivista scientifica Artibus et historiae (80, 2019), mi sono imbattuto in un articolo di Keith Christiansen intitolato Thoughts Regarding Two Lost Portrait Covers by Lorenzo Lotto. Keith Christiansen, Chairman della Pittura Europea al Metropolitan di New York, è uno dei massimi specialisti di arte italiana di età rinascimentale e barocca al mondo. Su Lotto aveva già pubblicato un paio di saggi sorprendenti: sull’incredibile Venere con Cupido del suo Museo e su una diversamente sconcertante Caduta dei Titani di collezione privata, dell’ultimo periodo del maestro. Ora non presenta all’attenzione della comunità scientifica alcun originale, bensì solo due copie: ma che copie, e con che storia.


Volle inoltre che Teniers curasse la pubblicazione di un corposo volume illustrante 243 dipinti italiani, incisi da dodici artisti nordici a partire dal 1656, sulla base di piccoli modelli su tavola predisposti dallo stesso Teniers. Tale volume, che si intitola Theatrum pictorium, fu stampato nel 1660 e poi ancora nel 1673 e nel 1700. Spesso se ne incontrano fogli sciolti, perché venne (e ancora viene) smembrato da mercanti spregiudicati per venderne le incisioni singolarmente. Ai numeri 30 e 31 del Theatrum pictorium si incontra uno strano pendant attribuito a Correggio

Theodor van Kessel, da David Teniers il giovane (da Lorenzo Lotto), Allegoria della lussuria, incisione dal Theatrum Pictorium (1660) tav. 30.

Querin Boel, da David Teniers il giovane (da Lorenzo Lotto), Allegoria della lussuria, incisione dal Theatrum Pictorium (1660) tav. 31.


Fortunatamente ci sono giunti anche i due corrispondenti modelletti di Teniers, sui quali si incentra lo studio di Christiansen: quello relativo alla tavola 30 si conserva alla Johnson Collection di Filadelfia, l’altro al Metropolitan .

David Teniers il giovane, da Lorenzo Lotto, Allegoria della lussuria (Philadelphia Museum of Art, Johnson Collection).

David Teniers il giovane, da Lorenzo Lotto, Allegoria della frode (New York, Metropolitan Museum of Art, Lehman Collection)


Ovviamente, essendo state copiate incidendole su lastre di rame, le due stampe presentano le immagini in maniera speculare, ma è curioso riscontrare che in alcune delle grandi Gallerie di Leopoldo realizzate da Teniers tali pitture a volte compaiano nel verso corretto (negli esemplari del Prado, del Museo Lazaro Galdiano di Madrid e del Kunsthistorisches Museum di Vienna), altre volte in quello delle stampe (in quelli già nella collezione di Lord Brownslow a Londra e nella Pinacoteca di Monaco). Anche in tali casi viene specificata l’attribuzione a Correggio, il cui nome è iscritto sulla cornice: lo si intravede, ad esempio, nel dettaglio della Galleria di Leopoldo al Prado.

David Teniers il giovane, L’arciduca Leopoldo Guglielmo nella sua Galleria, particolare (Madrid, Museo del Prado).


Come ricorda Christiansen, una svolta per il corretto inquadramento di questi dipinti si ebbe con la pubblicazione da parte di Rosella Lauber (in un saggio apparso su Venezia Cinquecento nel 2008) dell’inventario della quadreria di uno dei più importanti mercanti lagunari dell’inizio del Seicento: quel Bartolomeo della Nave che aveva saccheggiato molti palazzi veneti dei capolavori che vi erano conservati.
Essa venne acquistata nel 1637-38 a Venezia dall’inglese Basil Feilding per conto di James, III marchese di Hamilton e Duglas. Era accompagnata da una lista di opere dalla quale si apprende dell’esistenza di un nucleo di quattro dipinti lotteschi, che vengono elencati in sequenza: al n. 120 una Pietà (perduta, ma di cui restano il modelletto di Teniers, al Louvre, e la stampa relativa), al n. 121 un “Ritratto d’uomo bellissimo con una Zattina d’oro in mano” (il presunto Leonino Brembate oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna), al n. 122 “La Lascivia rappresentata in Venere, Marte et Amore 2 ½ largo 1 ½ del med[esi]mo” [Lotto] e al n. 123 “La Fraude rappresentata in Circe, con un huomo dormiente, et Amore della med[esi]ma grandezza, e dello stesso Lotto”.
Poiché le misure corrispondono, va da sé che si tratta dei supposti Correggio, che prima ancora (e lo si desume da un inventario della collezione di Leopoldo stilato nel 1659) erano stati creduti di Jacopo Palma il Vecchio. Se molti capolavori messi assieme da Leopoldo sono oggi ancora visibili al Kunsthistorisches Museum, altri furono alienati: e fu la sorte che toccò anche a questo pendant. L’ultima informazione di cui disponiamo è che una delle due tele (non sappiamo quale) alla fine del XIX secolo si trovava nella raccolta Péteri a Budapest, dove era considerata della cerchia di Annibale Carracci.

[…]
Secondo Christiansen, che colloca l’esecuzione dei due originali in un arco cronologico molto ampio (tra il 1525 e il 1542), probabilmente si trattava delle coperture di un doppio ritratto di coppia, realizzato allo scopo di richiamare nei due coniugi la consapevolezza dell’inevitabile decadimento fisico (e del desiderio) che li attendeva col prosieguo degli anni.

Confesso di non aver mai visto nulla del genere nella pittura italiana del primo Cinquecento…
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Ma ciò che rende ancor più straordinarie e quasi incredibili le due scene sono le ambientazioni e le ‘nature morte’ in esse rappresentate. Al di là del fatto che le descrizioni di interni sono rarissime nella pittura italiana del Cinquecento (al contrario di quel che si registra nei Paesi Bassi e nelle Fiandre), e quindi che entrare in due camere da letto veneziane di questi anni è un’opportunità quasi unica, sono proprio gli oggetti descritti uno a uno dall’artista a sorprenderci.

David Teniers il giovane, da Lorenzo Lotto, Allegoria della lussuria, particolare (Philadelphia Museum of Art, Johnson Collection)

David Teniers il giovane, da Lorenzo Lotto, Allegoria della frode, particolare (New York, Metropolitan Museum of Art, Lehman Collection)

[…]
Sono davvero tanti gli interrogativi che ci si può porre di fronte a queste due invenzioni: la data di esecuzione degli originali (non risultano citati nel Libro di spese diverse, che registra i lavori a partire dal 1540), la committenza (la stessa degli altri due quadri venduti da Bartolomeo della Nave?), l’effettiva funzione (non ci giurerei sul fatto che costituissero le coperture di due ritratti), il richiamo alla produzione letteraria (il tema dell’invecchiamento della bella donna è assai diffuso anche nella lirica coeva) ecc. Si entrerebbe così però nel campo delle congetture e degli approfondimenti specialistici, e non è certo questa la sede per farlo.

Vorrei però chiudere con un’ultima riflessione, relativa al destino dei due dipinti. Ma davvero sono andati perduti? Non è che sulla parete di qualche casa o bottega (ungherese o di chissà dove), stanno appesi due strani (e magari sporchi) dipinti attribuiti alla cerchia di Annibale Carracci che attendono da quasi quattro secoli di essere riconosciuti nella loro paternità?

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