A che ora è iniziata l’arte contemporanea?

Difficile spiegare che, ancor prima di cercare una risposta, bisognerebbe ripensare la domanda…

da un articolo di Emanuela Pulvirenti
Didatticarte, 22 agosto 2015

È vero, ci sono date che scandiscono la storia. Ma spesso sono eventi scelti più per comodità che per effettivo valore di cambiamento. È come se ad ognuno di noi chiedessero: in che giorno sei diventato grande? (detto tra noi, io quel giorno lo sto ancora aspettando…)
Nella nostra vita, come nella storia, i cambiamenti non sono mai repentini, e anche se lo apparissero è perché c’è un terreno pronto da tempo ad accoglierli. Insomma è tutto piuttosto fluido: un blob piuttosto che un pane affettato.

Tornando alla domanda da un milione di dollari: non esiste un momento preciso (figuriamoci una data!) per indicare il passaggio dall’arte moderna a quella contemporanea. Anche perché non si sa bene neanche cosa sia questa benedetta arte contemporanea! (e se non sai cos’è, come fai a sapere quando è cominciata?).
In genere, seguendo per comodità le periodizzazioni della storiografia, dovrebbe iniziare con la Rivoluzione francese o con il Congresso di Vienna. Insomma, il Romanticismo sarebbe contemporaneo quanto l’action painting…
Per alcuni studiosi si può cominciare a parlare di contemporaneo con l’Impressionismo, un movimento artistico che rinnova profondamente il rapporto tra l’autore e la realtà rappresentata. Altri spostano il passaggio al Post-impressionismo di Cézanne. Ma secondo qualcun altro comincia addirittura con l’orinatoio di Duchamp, un punto di rottura nel corso della storia dell’arte molto più incisivo degli eventi politici a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Per finire c’è anche chi ne parla solo per l’arte che va dagli anni Sessanta ad oggi; quella che, in effetti, è per noi letteralmente contemporanea.

Non molto diversamente vanno le cose per l’inizio dell’arte moderna. Nella storia l’età moderna inizia con la scoperta della rotta per l’America da parte di Colombo. Nella storia dell’arte inizia con il Rinascimento, età che ha una data di nascita tutta sua e cioè il concorso per la seconda porta del Battistero di Firenze del 1401. Novant’anni prima rispetto alla storia tout court.
Inoltre il resto d’Italia non era sincronizzato con i tempi di Firenze per cui, mentre Leonardo dipinge la Gioconda e Michelangelo scolpisce il David (siamo già in quello che è chiamato “Rinascimento maturo”, l’inizio del ‘500) in Sicilia siamo ancora fermi all’architettura gotica. La lentezza con cui le novità arriveranno nel Meridione farà sì che, di fatto, si salta il Rinascimento e il gotico si aggancia direttamente al Barocco!
È evidente che, in questi casi, ogni tentativo di periodizzazione va a farsi benedire…

Allo stesso modo è pericoloso affibbiare un periodo, un movimento ad un artista in maniera esclusiva. Tantissimi autori, soprattutto (guarda caso) quelli contemporanei, hanno attraversato molti “stili” prima e dopo quello che gli viene attribuito.
Prendiamo Mondrian. Quello dei quadri fatti di strisce nere perpendicolari.

Guardate le opere qui sotto. È sempre lui, ma in diverse fasi del suo percorso artistico.

Non sono tutte egualmente interessanti? Certo, il Neoplasticismo è una rivoluzione maggiore rispetto alle opere precedenti. Ma l’evoluzione è stata fluida e senza soluzioni di continuità. Lo dimostra perfettamente la famosa sequenza dell’albero. Di quadro in quadro si fa più astratto, più geometrico in una lenta modificazione del concetto stesso di rappresentazione.

Ma allora perché continuare ad usare definizioni come ‘arte contemporanea’ e simili? Spesso sono periodizzazioni generiche, imprecise, troppo vaghe per individuare la complessità di un periodo. Tuttavia, quando ingabbiano rigidamente un fenomeno, sono altrettanto pericolose.
Ma noi le usiamo. E lo facciamo perché, in fin dei conti, sono utili. Ci aiutano ad “inquadrare” un sentire artistico proprio di un periodo. Ci servono a distinguerlo da ciò che lo ha preceduto e da ciò che lo segue, a fare confronti. Ci rendono più semplice la collocazione storica di un autore.
L’importante è prenderle per quello che sono: delle scatole da accostare e da impilare per ritrovare più rapidamente quello che ci abbiamo messo dentro. Dei cassetti, se vogliamo. Ma, quando serve, dobbiamo essere pronti a svuotarli per ritrovare la continuità del tempo che scorre e leggere gli eventi senza cesure.

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