Una storia da jazz club diventa una serie

Con la regia di Damien Chazelle, premio Oscar per “La La Land”, “The Eddy”, dal 7 maggio su Netflix. 

di Ernesto Assante
La Repubblica, 6 maggio 2020

Jazz a Parigi, in un club che porta lo stesso nome, il cui proprietario, Elliot Udo, si trova in mezzo a una vicenda di pericolosa malavita in cui è invischiato il suo socio Farid, e cerca di difendere la figlia, il club e se stesso. Il trio di personaggi che regge le fila di “The Eddy”, il regista Chazelle, lo sceneggiatore Jack Thorne e il grandissimo Glen Ballard per la parte musicale, prova a giocare un gioco difficile, quello di trasformare una storia piccola, ambientata in uno scenario particolare e con una colonna sonora di nicchia, con le migliori carte possibili, grande regia, un’intreccio avvincente e una musica di altissima qualità

E ci riesce, perché “The Eddy” è credibile per chi l’ambiente dei club lo ha frequentato e lo frequenta, la musica è davvero ben scritta e ben suonata e lo stile della regia è originale. Il tutto avviene in una Parigi che viene solo accennata, perché il mondo in cui si svolgono le vicende dei protagonisti è più interiore, perché quello del club è un microcosmo che non necessità di essere collocato realmente in un luogo, perché il jazz basta e avanza a dipingere scenari emotivi in cui i personaggi si muovono del tutto a loro agio.

La storia è piccola e se volete prevedibile, quella di Elliot Udo, un pianista jazz che ha già passato il tempo della fama e che ora gestisce con poca fortuna un jazz club nella periferia di Parigi, che ha un socio, Farid, poco raccomandabile, e un mare di debiti da pagare a gente senza scrupoli. Se fosse per il “plot” non ci sarebbe nulla di nuovo, ma gli attori, André Holland, Johanna Kulig, Tahar Ramin e Amandla Stenberg, rendono i loro personaggi non solo credibili ma profondi e sfaccettati e Chazelle, con una regia che non segue nessuno dei canoni mainstream delle serie odierne, fa del suo meglio per farci vivere nell’oscurità del club e della loro vita con passione e partecipazione.

E poi c’è la musica, tanta musica, che è il vero filo rosso di tutta la storia, di tutte le storie di ognuno dei personaggi, che vivono con la musica, per la musica, nella musica e questo trasforma “The Eddy” in un quadro sonoro che spesso è avvincente al di la della storia stessa. Musicisti veri e non comparse sono parte della band del club, formata da Randy Kerber, Ludovic Louis, Lada Obradovic, Jowee Omicil e Damian Nueva Cortes, mentre tra gli attori, nei panni di Franck Levy c’è uno dei migliori cantautori francesi, Benjamin Biolay, il che dona alla serie un tocco di verità musicale che difficilmente si trova in altri prodotti che sono ambientati nella scena musicale.

Le otto puntate di “The Eddy”, insomma, sono una multipla scommessa, per il tema, l’ambientazione e la musica, nulla che ha a che fare con quello che va per la maggiore nel mondo delle serie TV. Ma forse proprio questa sua originalità potrebbe essere la carta vincente di una serie che merita molta attenzione.

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