La menzogna e il malinteso

[…] La gaffe è in qualche modo una protesta spontanea della verità che, più forte nonostante tutto delle nostre menzogne, sceglie per potersi esprimere le frasi di un maldestro.

da una recensione dell’omonimo libro di Vladimir Jankélévitch
Corriere della Sera, 14 marzo 2000

Il gaffeur dice quello che non si deve dire, quando non si deve dirlo, dove non si deve dirlo; con una sorta di divinazione infallibile nella mancanza di tatto sceglie il luogo e il momento più sconvenienti; scompiglia e sconvolge, sulle nostre scacchiere, le sottili costellazioni del truffatore; si lascia sfuggire, senza discrezione, una verità che dovrebbe tenersi per sé .
È ben necessario, poiché nessuno ne ha il coraggio, che un imbecille qualsiasi si assuma il compito di parlare di corda là dove non si deve, a casa dell’impiccato, di denunciare a squarciagola la spregevole collusione del bracconiere col gendarme e di mettere in ogni momento, come si dice con formula sgradevole, e cioè così azzeccata, “i piedi in mezzo al piatto”…
Di tal fatta è colui che il dito del destino ha segnato per servire da strumento alla verità! Non è forse una divina irrisione che noi, maestri di doppiezza, siamo smascherati da questo innocente, da questo sempliciotto, da questo delatore suo malgrado?

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