Opere d’arte con i libri inzuppati dell’acqua granda

Venezia: la ragazza che ha salvato i libri inzuppati d’acqua salata, destinati al macero: sono diventati libri d’arte messi all’asta.

da un articolo di Francesco Furlan
la Nuova – di Venezia e Mestre, 11 gennaio 2020

«Era metà novembre, i giorni dell’acqua alta di Venezia, e io continuavo a vedere foto e video della città. Da lettrice e amante dei libri più di altre mi colpivano le immagini dei danni provocati alle librerie, mi facevano stare male». Migliaia di volumi stesi ad asciugare sui masegni, raccolti dai passanti in cambio di un’offerta.  Così racconta Maria Vittoria Miccoli, studentessa al terzo anno dell’Istituto Europeo di Design (Ied) di Milano.
Poi sullo schermo del telefonino le sono apparse le immagini della libreria Acqua alta, una delle più suggestive della città, nel sestiere di Castello, con piccoli barchini e una grande gondola al posto degli scaffali. Quando la marea supera il picco dei 110 centimetri l’acqua entra nella libreria.
Accade ogni autunno. Ma i 187 centimetri del 12 novembre hanno obbligato i titolari a buttare più di 12 mila volumi. «C’ero stata, la conoscevo», dice la studentessa, «e mentre guardavo le foto di quei libri sommersi me ne sono venuti in mente altri». Quelli appesi alle pareti di casa, a Bologna, aperti e usati come tele, diventati quadri.

Con il sostegno di Giuseppe Liuzzo, docente di grapich design, Maria Vittoria coinvolge le compagne di corso Anna Carera e Ambre Carladous.
Partono per Venezia, chiamano amici e parenti, tanti giovani veneziani. Il 26 novembre c’è chi riempie gli scatoloni di libri, chi mette la barca e chi il furgone per il trasporto. In serata alla biblioteca dello Ied di Milano si contano cinquecento volumi. Per alcuni niente da fare: vanno buttati.
Gli altri però si possono salvare. Compagni di studi e non solo sono invitati a prenderli per trasformarli in oggetti d’arte. Centotrenta libri invece prendono la strada di Bologna, distribuiti ad artisti emiliani grazie alla galleria d’arte Palazzo Vizzani. È così, con l’entusiasmo del passaparola, che un volume sulla storia d’Italia dal 1919 al 1934 si è trasformato in una piccola serra.

Il ricavato della vendita all’asta aiuterà altri libri, quelli della Fondazione Querini Stampalia la cui biblioteca è stata danneggiata dall’acqua alta. Tra chi aspetta con curiosità di vedere le opere c’è Lino Frizzo che, fino a un mese fa, quei volumi li aveva custoditi nella sua libreria di Castello. «Per me è una gioia sapere che si sono salvati. Quei giorni di metà novembre mi hanno svuotato il portafogli, ma mi hanno riempito il cuore perché la solidarietà è stata più alta della marea».


La storia della Fondazione è legata alle vicende della famiglia Querini Stampalia e, in particolare, al suo ultimo discendente: il Conte Giovanni che nel 1868 lascia in eredità alla città di Venezia l’intero patrimonio familiare: i beni mobili e immobili, le collezioni artistiche e quelle librarie, affinché divengano di uso pubblico.
Nel suo testamento stabilisce, a questo scopo, la creazione di un’istituzione che promuova “il culto dei buoni studj, e delle utili discipline” aperta il più possibile, ma in particolar modo quando le altre realtà culturali cittadine sono chiuse.

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