“Non mi resta che la volontà”: Goya disegnatore

Tutto Goya, disegno per disegno. Il bicentenario del Prado si chiude con uno straordinario omaggio al grande artista spagnolo.

di Federica Lonati 
Artribube, 7 dicembre 2019

Francisco de Goya, Autoritratto, 1796.
New York, The Metropolitan Museum of Art.


Tra le prime 311 opere esposte nell’edificio progettato da Jean de Villanueva c’erano già due dipinti di Francisco de Goya y Lucientes (Zaragoza, 1746 ‒ Bourdeaux, 1828), il più grande artista spagnolo vivo e probabilmente presente nel museo il giorno dell’apertura, il 19 novembre del 1819.

Si intitola Solo la volontà me sobra (ossia “non mi resta che la volontà”) ‒ frase tratta da una lettera del pittore all’amico d’infanzia Martin Zapater, nel 1787 ‒ l’ampia esposizione che riunisce per la prima volta oltre 300 disegni originali di Goya, per la maggior parte provienienti dalla collezione del Prado, integrata per l’occasione con pezzi di collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, incluse piccole rarità e recenti acquisizioni.

Joven bailando al son de una guitarra. Cuaderno de Sanlúcar [A].
Madrid, Museo Nacional del Prado.

Si tratta di una mostra unica nel suo genere, senza dubbio complessa per i non addetti ai lavori, ma allestita in maniera chiara ed elegante.
Solo il Prado poteva affrontare un cimento del genere, non solo perché è l’istituzione che conserva il maggior numero di opere del pittore (150 dipinti e oltre 500 pezzi su carta), ma soprattutto per la competenza degli storici dell’arte che vi lavorano. 
Curata da José Manuel Matilla, a capo del dipartimento di Disegni e Stampe del museo, insieme con Manuela Mena, esperta mondiale di Goya, la mostra offre un’occasione forse irripetibile di osservare da vicino delicatissime opere su carta, che, per ragioni di fragilità e di sensibilità alla luce, non possono più essere esposte in maniera permanente nelle sale del museo.

Caricatura alegre. Cuaderno de Madrid [B],
Madrid, Museo Nacional del Prado.

Goya fu senza dubbio fra i più abili e prolifici disegnatori di tutti i tempi. Pochi artisti come lui espressero su carta il proprio dissenso politico e sociale: le miserie della guerra, l’orrore per la tortura, la disuguaglianza tra i ceti, lo sfruttamento delle donne e il maltrattamento dei più deboli.
A matita, penna o a sanguigna, il grande pittore spagnolo volle mettere per iscritto, con assoluta libertà, i suoi pensieri più intimi e profondi, riflettendo sul carattere universale dell’essere umano, immerso tra il male, i vizi e il malcostume del suo tempo.
Nei disegni (il Prado ne conserva oltre 500) è condensata l’arte di Goya, con uno stile originale, indipendente, spesso tragicomico e grottesco, a volte irriverente, ma sempre rigorosamente autentico.
Visto con gli occhi della modernità, il linguaggio estetico di Goya su carta non è un esercizio di puro costumbrismo (tipico della Spagna dei primi anni dell’Ottocento) né una becera satira di costume, ma una visione obiettiva della realtà del suo tempo, alla ricerca dei valori universali e simbolici insiti nei comportamenti umani, secondo un credo puramente illuminista.

No se puede mirar. Cuaderno C. Madrid, Museo Nacional del Prado.

Raggruppati oggi in otto album o quaderni (dalla A alla H), insieme con le tre serie preparatorie per le incisioni dei Capricci (1797-99), Disastri della Guerra (1810-15) e Tauromachia (1814-16), i disegni di Goya nel loro complesso rappresentano un corpus ricco, vario ma quasi sempre legato alla produzione pittorica.

La mostra è articolata in un percorso storico e cronologico, che tuttavia non manca di creare frequenti intrecci iconografici e rimandi di carattere tematico. Alcuni disegni anticipano, per stile ed espressività, soggetti frequenti nella stampe; in altri si ritrovano la deformazione dei visi e dei corpi propria de Las pinturas negras; altri ancora insistono sulla critica alla stregoneria e alla superstizione, e toccano temi scabrosi come la prostituzione e la corruzione del clero.

Il Quaderno Italiano d’esordio (dal 1771 al 1778) è la prima testimonianza grafica della formazione artistica di Goya durante il viaggio in Italia (sicuramente a Roma e forse a Genova e in altre città del nord) e nei primi anni a Zaragoza.

Vengono poi le prime prove per incisioni, fatte per diffondere la sua opera; le bellissime acqueforti di copie di opere di Velázquez; i disegni sulle lettere all’amico di infanzia Zapater, con i loro curiosi commenti; il Quaderno di Sanlucar, dipinto all’epoca dell’amore con la Duchessa d’Alba; e ancora sogni, capricci, intensi ritratti, le immancabili tauromachie, i grandi topos della sua arte pittorica, come las majas e le streghe, la violenza della guerra e la tristezza insita nella vecchiaia.

L’allestimento della mostra culmina con lo spazio dedicato al Quaderno C: in tutto 126 disegni dei quali 120 custoditi al Prado. Si tratta di un diario grafico, realizzato tra il 1808 e il 1814, eterogeneo nei soggetti (da scene di vita quotidiana a piccoli quadretti onirici, dalla crudeltà delle carceri dell’Inquisizione alla satira ai costumi dissoluti degli ordini monastici) ma omogeneo nello stile, che per la prima volta si espone al completo intorno all’album stesso nel quale è stato conservato nei secoli.

La mostra del Prado è realizzata in collaborazione con la Fondazione Botín di Santander, che da anni è impegnata con un’équipe di insigni storici dell’arte nella realizzazione del catalogo ragionato dell’intera opera grafica di Goya (tre volumi già editati).
In occasione della mostra, invece, il Museo del Prado ha pubblicato un prezioso catalogo che in realtà è un’agile sintesi dell’opera di Goya su carta: un saggio di facile e gradevole lettura, pensato per un pubblico non specializzato che voglia approfondire un aspetto affascinante, ma poco noto, dell’arte di uno dei maestri indiscussi della modernità.

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