Il primo museo in Italia dedicato alla geografia

A Padova, probabilmente il primo museo geografico universitario al mondo con riferimento alla geografia umana.

da PadovaOggi, 2 dicembre 2019

Al di là di collezioni o musei geografici legati a istituzioni private o Società geografiche nazionali – come la Royal Geographical Society di Londra, la Società Geografica di Roma, il National Geographic Museum a Washington -, esistono pochi musei geografici universitari, generalmente con contenuto geologico-fisico come quello di Birmingham, un altro a Mosca, il museo della Belarusian State University, quello della Patna University in India, e uno a Sao Paulo in Brasile.
Nel congratularsi per l’apertura delle sale espositive, il Direttore della Royal Geographical Society, Joe Smith, afferma che probabilmente è il primo museo geografico universitario al mondo con riferimento alla geografia umana.

Il Museo di Geografia del Dipartimento di scienze storiche, geografiche e dell’antichità nasce con l’obiettivo di promuovere la conoscenza geografica a partire dalla tutela e valorizzazione di un patrimonio raccolto in 150 anni di attività scientifica e didattica nell’Ateneo patavino, che vanta una delle prime cattedre di Geografia dello Stato unitario, assegnata a Giuseppe Dalla Vedova nel 1872. L’autorevolezza scientifica sua e dei suoi successori (tra i quali Giovanni Marinelli, Roberto Almagià, Arrigo Lorenzi e Giuseppe Morandini) resero il Gabinetto di Geografia di Padova a lungo il punto di riferimento della moderna geografia in Italia. 

La geografia è una disciplina che è stata capace di storicizzarsi scientificamente: a fine Ottocento viene superata la visione statistica della disciplina – elencazioni di dati su fiumi, città, monti – e nasce la materia accademica che – sulle orme dei due padri fondatori Alexander von Humboldt e Carl Ritter – si propone lo studio scientifico delle relazioni tra fenomeni fisici e umani sulla superficie terrestre. Ed è proprio nella cultura d’Oltralpe, quella viennese in particolare, che si formano i primi geografi universitari patavini.

In un mondo da un lato sempre più specializzato e chiuso, dall’altro attraversato da cambiamenti epocali su scala globale, la geografia è un sapere che invita all’analisi critica di situazioni complesse, cogliendo la pluralità di relazioni e significati degli spazi geografici che abitiamo e attraversiamo. Il museo vuole rilanciare l’attualità di uno dei saperi più antichi del mondo, invitando il visitatore a superare il pregiudizio di una disciplina arida e nozionistica per abbracciare un’idea di geografia rinnovata e accattivante, capace di dare senso alla complessità del mondo in cui viviamo ed esprimere la propria responsabilità ambientale e sociale.


«Il Museo di Geografia di Padova – dice Mauro Varotto, Responsabile scientifico del Museo – è il primo in Italia e uno dei pochi al mondo nel suo genere: valorizza un patrimonio che risale a una delle prime cattedre di geografia in Italia e a 150 anni di ricerca e didattica universitaria. Ma non è un museo che si rivolge al passato – continua Varotto – è un progetto che guarda al futuro di una disciplina spesso bistrattata e insegnata male, ma utile a capire i grandi cambiamenti del mondo contemporaneo e il significato dei luoghi in cui viviamo.
La geografia non serve solo a mandare a memoria fiumi, monti e capitali anche se non guasta, ma a capire da dove proviene ciò che mangiamo a colazione, perché migliaia di persone fuggono dal lago Chad e arrivano nelle nostre periferie o quando probabilmente scomparirà il ghiacciaio della Marmolada.
Le tre sale del Museo – conclude Varotto – dedicate alla misura del clima, all’esplorazione, al racconto dei luoghi, non esauriscono l’azione del Museo, che sarà promotore di iniziative di ricerca partecipata, laboratori didattici creativi e iniziative di sensibilizzazione pubblica su temi geografici di grande attualità».


L’esposizione museale si sviluppa negli spazi di Palazzo Wollemborg, con un’area di accoglienza, il percorso museale composto da tre sale a tema (Sala Clima, Sala delle Esplorazioni, Sala delle Metafore), una spaziosa aula laboratorio per attività didattiche, una sala per mostre temporanee, un salone per eventi iniziative ed eventi pubblici e conferenze.
Anche altri spazi vitali del palazzo sono stati valorizzati: le tre aule didattiche, impreziosite da materiali legati ai luoghi storici della ricerca: Adriatico, Africa e Alpi; il grande scalone d’accesso, con la visionaria opera dal titolo “Nova Pangea”, disegnata dall’artista Isacco Saccoman; l’atrio di accesso al secondo piano dedicato ai geografi e al lavoro di campo; e l’archivio della biblioteca, che ospita la collezione di plastici storici.

Barometro aneroide (inizio 900).

Particolare rilevanza all’interno del percorso viene data agli strumenti di misurazione utilizzati nelle ricerche sul clima e sui ghiacciai alpini nel corso degli ultimi 100 anni, al Plastico delle Alpi Svizzere che doveva far parte di un gigantesco globo a scala 1:100.000 nell’Esposizione Universale di Parigi del 1900, alla preziosa riproduzione settecentesca del Mappamondo borgiano del XV secolo. A questi pezzi storici si aggiunge il nuovo plastico della Marmolada, realizzato in California grazie alla donazione di Corvallis Spa con le ultime tecnologie di stampa 3D. Il patrimonio è valorizzato inoltre, anche dal punto di vista sonoro grazie alla “Danza dell’Antropocene”, una composizione realizzata ad hoc dal musicista padovano Giorgio Gobbo.

Il Museo di Geografia propone come perno della “terza missione” universitaria, coniugando ricerca, didattica e public engagement. Si fa promotore di un pensiero geografico necessario per affrontare con consapevolezza le grandi sfide ambientali e sociali del mondo contemporaneo. La valorizzazione del patrimonio è la base da cui prendono spunto attività didattiche per scuole di ogni ordine e grado (con oltre 3000 studenti già coinvolti ogni anno), proposte di ricerca partecipata (come la campagna glaciologica annuale sulla Marmolada), iniziative ed eventi pubblici (come la Notte Europea della Geografia ogni primo venerdì di aprile), progetti di promozione territoriale in collaborazione con enti e istituzioni del territorio. Per restare informati su tutte le attività proposte dal Museo è possibile visitare il sito e iscriversi alla newsletter o seguire i profili social del Museo.

Inoltre l’Ateneo lancia l’iniziativa “Save the globes”, che volta a raccogliere fondi per il restauro del globo celeste del 1630, opera del più rinomato costruttore di globi del XVII secolo, Willem Blaeu, da sempre strumento di studio e insegnamento. Accanto al globo celeste, si intende creare un globo didattico partendo da due frammenti di un globo terrestre del 1645/48, fondamentale per arricchire la parte didattica del percorso museale unico nel suo genere. I globi saranno poi esposti nel neonato Museo di Geografia e saranno utilizzati per le attività di laboratorio per le scuole di ogni grado e ordine.

Traendo ispirazione dal proprio patrimonio cartografico, il logo del Museo riprende lo schema di un mappamondo in due emisferi che richiamano al tempo stesso il dialogo tra geografia fisica e umana, scienze naturali e sociali e, più in generale, tra approccio nomotetico e idiografico. Il logo rappresenta anche il binocolo, invitando alla osservazione ed esplorazione del mondo a diverse scale.


Museo di Geografia
Dipartimento di Scienze Storiche Geografiche e dell’Antichità (DISSGEA)
c/o Palazzo Wollemborg
Via Del Santo, 26 – 35123 Padova
Sito Web: www.musei.unipd.it/it/geografia

Articolo originale:
http://www.padovaoggi.it/eventi/cultura/museo-geografia-padova-2-dicembre-2019.html

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