Artico 1. Mostra a Stoccolma sullo scioglimento dei ghiacciai

L’innalzamento dei livelli del mare è la prima preoccupazione, ma si dimenticano i 4 milioni di persone che abitano nella regione artica e sono già in pericolo.

di Eric David
Yatzer, 9 novembre 2019

Immagini: Hendrik Zeitler.

In agosto, l’Islanda ha celebrato un funerale simbolico per la perdita definitiva del suo ghiacciaio Okjokull (il primo a perdere il suo status di ghiacciaio) a causa del cambiamento climatico. Ora resta una placca commemorativa che riporta la “Lettera al futuro” dello scrittore islandese Andri Snaer Magnason.

Purtroppo non si tratta di un evento unico: ghiacciai, terre polari e ghiacci marini si stanno sciogliendo molto più rapidamente di quanto gli scienziati avessero previsto, mentre crescono le temperature del pianeta.
Durante un’ondata di caldo di cinque giorni, la Groenlandia ha perso 55 miliardi di tonnellate di ghiaccio, superando il record del 2012, e le proiezioni più recenti parlano di estati artiche senza ghiaccio nel giro dei prossimi 10 – 40 anni.



Al Nordiska museet di Stoccolma, una mostra fa luce sulla vita – passata e presente – di queste aree, e sui cambiamenti che vi stanno avvenendo. Intitolata “The Arctic – While the Ice Is Melting” e programmata per durare tre anni, è stata progettata dai designer Sofia Hedman e Serge Martynov di MUSEEA, in collaborazione con esperti dell’Università di Stoccolma e numerosi ricercatori che lavorano nelle stazioni situate nell’Artico.

“While the Ice is Melting”, Nordiska museet, Stoccolma.

A dominare il grande salone centrale, un iceberg monumentale invita i visitatori ad entrare in un’enorme spaccatura, che simboleggia la frattura fra passato e presente. Ispirato allo “Shibboleth” di Doris Salcedo, l’installazione esposta alla Tate Modern nel 2007, l’iceberg contiene una serie di oggetti, molti dei quali fanno parte della collezione del museo, e manufatti, documentari, proiezioni di slide, e webcam che mostrano la vita quotidiana degli abitanti dell’Artico e delle minacce che devono affrontare in un pianeta sempre più caldo e che presentano la storia della regione.

Procedendo attraverso l’iceberg, ipnotiche proiezioni di ghiaccio bianco lasciano gradualmente spazio al verde chiaro e al blu della neve sciolta che infine si dissolvono nel blu scuro e profondo del mare, quasi a richiamare il titolo della mostra.

L’esposizione evidenzia la creatività necessaria per sopravvivere al clima estremo dell’Artico – vestiti fatti con le pelli di orsi polari e bruni, ermellini, foche e uccelli adornati con cuoio e decorati con pelli di martore e perle di vetro.
E dimostra anche come i cambiamenti del paesaggio hanno avuto la meglio su secoli di costumi e tradizioni.  Lo scioglimento del ghiaccio, per esempio, significa essere costretti a usare imbarcazioni o elicotteri, e molti altri cambiamenti, perché il terreno si sta spaccando.
E queste fratture sembrano essere il tema di fondo della mostra, sia dal punto di vista geologico che simbolico, come gli ostacoli che si frappongono fra gli animali e il loro cibo, o tra chi protegge l’ambiente e chi lo vuole sfruttare per ottenerne profitti.

[…] La mostra si conclude drammaticamente così come è cominciata, con un sistema complesso di proiezioni di Jesper Wachtmeister nel salone centrale a volta, alto 20 metri. I visitatori possono sedersi e goderne di paesaggi e cieli artici, provenienti soprattutto dalla collezione del Nordiska museet

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