Yves Saint Laurent e Mondrian, l’anti-moda dei Sixties

La collezione 1965-66, che vede Yves Saint Laurent e Mondrian protagonisti della scena, segna ancora oggi uno dei momenti più salienti della storia della moda.

da MAMe, estetica metropolitana, dalla A alla Zip

Gli anni Sessanta indicano un ponte di rottura con i fasti dell’Alta Moda. Parigi, per tal motivo, perde il suo glamour cedendo il passo a Londra, terreno fertile per lo streetswear e le contestazioni.
Dopotutto, questo è il decennio dei fads e dei crazies, apostoli di un concetto che divide la moda e le tendenze.

A fare tendenza sono i capi-scandalo indossati da donne dello spettacolo come Ornella Vanoni e Caterina Caselli, antesignane di una moda ritenuta oltraggiosa per i perbenisti dell’epoca.
I mini abiti realizzati con lurex a specchio sono la chiave di lettura del radicale cambiamento d’immagine degli anni Sessanta.
Ma come insegna la storia della moda, questo è il decennio più prolisso delle contaminazioni di genere. La contestazione parte anche – e soprattutto – dall’abbigliamento.

La scissione della femminilità estrema – condotta da Christian Dior e Jole Veneziani negli anni Cinquanta – è chiara specialmente a cavallo degli anni ’64-’70 momento florido degli Ye-Ye e dell’estetica hippy.
E se Pierre Cardin diventa il promotore di una moda rivoluzionaria con abiti dalle abbottonatura asimmetriche e copricapi dalla silhouette casco in pendant con l’intero look, è Yves Saint Laurent a passare alla storia con la celeberrima collezione dedicata a Piet Mondrian.

La collezione autunno/inverno 1965-66 disegnata dallo stilista francese è totalmente riservata agli artisti contemporanei.
Sebbene questo progetto sia stato definito “Collezione Mondrian” è errato confinarlo al solo pittore visto che il defilé è stato scandito anche da abiti ispirati alle opere di Poliakoff e Malevich.

Mondrian infervora Yves per la realizzazione di sei look dai toni e le geometrie utilizzate dall’artista olandese. La linea ad A della gonna viene struttura con precisione da una lana pre-tinta e lavorata cucendo le diverse tonalità con una precisione certosina da Haute Couture.
Il peso della materia prima assicurava una caduta a piombo perfetta, lasciando liberi ogni quadrato che non lasciava trasparire alcun accenno di cucitura.

Gli abiti De Stijl, che unirà per sempre Yves Saint Laurent e Mondrian, occupano interamente il design di animata progettazione.
Secondo un giornalista del New York Times, però, Yves Saint Laurent non fu il primo a utilizzare l’inconfondibile grafica di Mondrian. Qualche anno prima, infatti, fu la sarta francese a Michèle Rosier a sperimentare questa grafica su abiti in jersey.
Sta di fatto, però, che le creazioni di Yves Saint Laurent sono apparse sulle migliori riviste del settore e hanno occupato i meandri delle migliori gallerie del mondo.

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