Lucian Freud a Londra, la Scuola di Londra a Roma

Alla Royal Academy di Londra, una mostra dedicata agli autoritratti di Lucian Freud. Al Chiostro del Bramante di Roma, Bacon, Freud e la Scuola di Londra.

da un articolo di Adrian Searle
The Guardian, 22 ottobre 2019 

Immagine in anteprima:
Reflection (Self Portrait), 1985
Photo © The Lucian Freud Archive / Bridgeman Images


Startled Man, Self Portrait, 1948.
Photograph: © The Lucian Freud Archive/Bridgeman Images

[…] Questi autoritratti mostrano l’artista che abita la propria immagine instabile, quella che gli è stata data e quella che rappresenta di se stesso.
A volte lo si vede di sfuggita, o mentre fa capolino da dietro un angolo, o a indugiare presso un lampione accanto al muro di una grande casa.
In uno degli autoritratti, si ritrae a bocca aperta, sorpreso, in un’immagine apparentemente semplice del 1948, che ricorda l’autoritratto di Rembrandt del 1630 o quello di Courbet, L’uomo disperato, del 1843.
Freud però ha gli occhi spalancati, la testa leggermente inclinata all’indietro. I bordi delle orecchie e del collo sono sfumati, come se fosse sdraiato su un cuscino, e la sua bocca è una caverna nera che potrebbe ingoiare il mondo.
In un altro quadro, è solo un’ombra proiettata sul letto dove giace la sua modella, come una chiazza di grigio solo accennata, mentre tutto il resto è definito. L’ombra del pittore si staglia sulla donna nuda, quasi come in una scena del crimine.


Rembrandt Harmenszoon van Rijn, Autoritratto dall’espressione corrucciata, 1630, Acquaforte, Zorn Museum, Mora

Gustave Courbet, Autoritratto


A volte è tagliato, altre incompleto, col viso che si perde fra strisce e pennellate confuse. A modo loro, questi falsi inizi sono completi come ogni altro ritratto.
“Quando vedo fotografie di pittori con lo sguardo perso in lontananza, penso sempre ‘Che coglioni, io non voglio essere come loro’”, ha detto Freud.
Penso che non volesse che i suoi autoritratti fossero come quelli di quei pittori dall’aria flemmatica, con le sopracciglia aggrottate, compiaciuti e altezzosi.
Anche quando lui è al centro della scena, resta imperscrutabile.
Freud sembra trarre piacere dal cogliere stralci di se stesso negli specchi, spuntando dal fogliame di una pianta, incombente e minaccioso come un gangster londinese degli anni ’60, poi gentile e losco, o un impertinente vecchio bastardo che ci fissa con la coda dell’occhio e un orribile sguardo scaltro mentre ci passa accanto.

Autoritratto incompiuto (anni ’80), National Portrait Gallery, Londra

La vita, come la pittura, è un tipo di auto-invenzione, ma lungo la strada si frappongono le cose. Succedono cazzate a noi e intorno a noi, nell’arte così come nella vita. Incidenti ed errori si accumulano – proprio come quella biacca tossica, spessa, granulare che Freud usa negli ultimi lavori.
Errori e incidenti coinvolgono altre persone, la loro presenza e l’effetto del loro passaggio nello studio. I loro corpi, vestiti o nudi, sono sempre in mezzo.

L’inferno non sono solo gli altri: bisogna partecipare in prima persona anche con il corpo a questa commedia di errori e terrori, ed è quello che fa Freud. Poi, nudo nello studio, alza la spatola verso l’alto in una sorta di comica sfida. Insieme alla pelle esangue e cadente, è un caos di revisioni e rifacimenti, col pigmento che si accumula sui genitali, il viso fatto e rifatto, la stanza che si svuota. Ora c’è solo lui.
Freud può aver resistito all’influenza del nonno Sigmund sulla sua opera, ma entrambi hanno lavorato consciamente in spazi dove altre persone vanno e vengono, se ne vanno e ritornano e hanno segreti da raccontare. Nelle sue opere i segreti sono quelli rivelati dal corpo.
Tutto molto complicato e affascinante.

Lucian Freud nel suo studio, 2005. Foto di David Dawson.
via Artribune

Lucian Freud: The Self-Portraits alla Royal Academy, London, dal 27 ottobre 2019 al 26 gennaio 2010from 27 October to 26 January.

Articolo originale: https://www.theguardian.com/artanddesign/2019/oct/22/lucian-freud-the-self-portraits-review-royal-academy-london


Bacon, Freud e la Scuola di Londra

Chiostro del Bramante, dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020

Nell’architettura cinquecentesca progettata da Donato Bramante trovano spazio opere che raccontano individui, luoghi, vita vissuta, per mostrare la totalità dell’esperienza di essere umano. Opere in cui la fragilità e la vitalità della condizione umana viene presentata tramite lo sguardo dell’artista: disegni e dipinti che ritraggono esistenze e luoghi scandagliati nella sua crudezza senza filtri.

Due giganti della pittura, Francis Bacon e Lucian Freud per la prima volta insieme in Italia. Uno dei più affascinanti, ampi e significativi capitoli dell’arte contemporanea mondiale con la Scuola di LondraUna città straordinaria in un periodo rivoluzionario.
L’arte britannica in oltre sette decenni, lo spirito di una città in mostra al Chiostro del Bramante di Roma, a cura di Elena Crippa, Curator of Modern and Contemporary British Art, Tate, organizzata in collaborazione con Tate, Londra.
Grazie a uno straordinario prestito di Tate, la pittura di sei artisti con opere dal 1945 al 2004 rivela, in maniera diretta e sconvolgente, la natura umana fatta di fragilità, energia, opposti, eccessi, evasioni, nessun filtro, verità.
Insieme a Francis Bacon e Lucian Freud, Michael Andrews, Frank Auerbach, Leon Kossoff e Paula Rego, artisti che hanno segnato un’epoca, ispirato generazioni, utilizzato la pittura per raccontare la vita.

Francis Bacon, Seated Figure

Francis Bacon (1909-1992) nasce e cresce in Irlanda e arriva in Inghilterra quindicenne, Lucian Freud (1922-2011) scappa dalla Germania per sfuggire il nazismo, lo stesso succede, pochi anni dopo a Frank AuerbachMichael Andrews è norvegese e incontra Freud suo professore alla scuola d’arte; Leon Kossoff è nato a Londra da genitori ebrei russi; Paula Rego lascia il Portogallo per studiare pittura nelle scuole inglesi.

Tanti i temi affrontati: gli anni della guerra e del dopoguerra, storie di immigrazione, tensioni, miserie e insieme, desiderio di cambiamento, ricerca e introspezione, ruolo della donna, dibattito culturale e riscatto sociale. Al centro di tutto questo la realtà: ispirazione, soggetto, strumento, fino a essere ossessione.
In mostra oltre quarantacinque dipinti, disegni e incisioni di artisti raggruppati nella “School of London”. Artisti eterogenei, nati tra l’inizio del Novecento e gli anni Trenta, immigrati in Inghilterra per motivi differenti che hanno trovato in Londra la loro città, il luogo dove studiare, lavorare, vivere.

Approfondimento artisti: 
www.chiostrodelbramante.it/mostra-bacon-freud-approfondimento

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