Mind the Gap: 7ª edizione del Milano Design Film Festival

Casa come rifugio e consumismo, le derive dell’intelligenza artificiale e la violenza dell’uomo sulla natura, le donne del Bauhaus e il Deserto rosso di Antonioni.

di Flavia Chiavaroli
Artribune, 24 ottobre 2019

Foto: Syed Shabab/EyeEm/Getty Images

La rassegna quest’anno porta il titolo di Mind The Gap: il riferimento è allo scarto tecnologico e alla convivenza, in questo nostro tempo, di diverse generazioni con competenze e modi di intendere la professione differenti. Nonostante gli esempi di good design siano moltissimi, e giustamente celebrati, raramente si parla del sostrato culturale e sociale della progettazione.
All’interno del ricco palinsesto possiamo isolare diversi filoni tematici, dalla natura alla tecnologia.

CHE COSA RENDE UN FILM UN “FILM DI DESIGN”?

La guest curator Alice Rawstorn, che ha ispirato le curatrici dell’MDFF con il suo recente libro “Design as an attitude”, ha selezionato una serie di pellicole che potrebbero apparire lontane dall’universo del design, ma che in realtà rispondono a domande che chiunque si sia accostato alla progettazione si è necessariamente posto.
Quanto il consumismo influenza la vita politica? Nell’interpretazione di Buster Keaton in One Week la casa diviene un regalo fai-da-te a scadenza, in Due o tre cose che so di lei di Jean-Luc Godard la critica al consumismo è tanto aspra da trasfigurarsi letteralmente in prostituzione.
O ancora, che impatto ha il cosiddetto progresso sulle nostre vite? Per Michelangelo Antonioni in Deserto Rosso lo choc è devastante, così come gli effetti dell’industrializzazione selvaggia in territori incontaminati.
Della selezione fanno parte anche film scelti per il loro virtuosismo tecnico e stilistico, come L’Inhumaine di Marcel Herbier, che nel 1924 unisce il talento dello scenografo brasiliano Alberto Cavalcanti, l’architetto Robert Mallet-Stevens, l’artista Fernand Léger, il couturier Paul Poiret (tra gli altri) e la poesia del cinema muto per creare un capolavoro che, nonostante lo scarso successo commerciale, ha influenzato figure chiave nella storia del design come Charlotte Perriand. La stessa curatrice introdurrà il film di Alain Tanner Une ville à Chandigarh come esempio di documentario di design per eccellenza, capace di raccontare il progetto nel suo contesto di ricezione e il costo umano di una creazione tanto poderosa e iconica.

Michelangelo Antonioni, un fotogramma da Deserto rosso.

LA CASA, INDISPENSABILE RIPARO O BENE DI LUSSO?

Un tema che ricorre in numerosi titoli è quella del ruolo sociale e del peso economico della casa. All’Anteo The Human Shelter, del regista danese Boris Benjamin Bertram, cerca di delineare le diverse espressioni del concetto di abitazione.
Molto più forte è, invece, il documentario Push di Fredrik Gertten, vincitore del Politiken Audience Award 2019, che si interroga sulla crescita anomala del mercato immobiliare che ha trasformato un bene primario, la casa, in un bene di lusso.
Uno sguardo diverso e più ampio verso l’urbanizzazione piegata dalla speculazione edilizia, che mina la tradizione culturale e il modo di abitare storicamente condiviso dalla società iraniana, lo troviamo in Hashti Teheran di Daniel Kötter.

Hashti Tehran, still

Daniel Kötter, Hashti Teheran.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E GRANDI BIOGRAFIE

Altro tema importante del Festival è quello della tecnologia e la proiezione futura dell’integrazione sempre più determinante dell’Intelligenza Artificiale.
Tra gli altri The Truth about Killer Robots di Maxim Pozdorovkin analizza i rischi politici, economici, sociali e umani posti dalla neuro-robotica.
Nella raccolta delle grandi biografie, The Women of the Bauhaus di Susanne Radelhof racconta il ruolo marginalizzato della donna nella scuola dell’avanguardia nel campo del design, il Bauhaus di Weimar.
Il filmato del 1973 di Aldo Rossi con Gianni Braghieri e Franco Raggi, e la regia di Luigi Durissi, ci racconta l’architettura in Ornamento e Delitto.
Latte e Caffè di Antonello Matarazzo dipingerà la poetica di Riccardo Dalisi mentre, in prima assoluta in Italia verrà proiettato Chair Times. A History of Seating di Heinz BütlerRolf Fehlbaum presenterà il documentario, realizzato in collaborazione con il Vitra Design Museum, presso la Triennale di Milano, avvalendosi della sua esperienza di collezionista dalla quale emerge la forza della vera avanguardia progettuale fondata su una solida ricerca e sulla indiscutibile capacità di generare prodotti di qualità ed estetica intramontabile.

Women-Gymnastics on the roof of the Bauhaus II (Gymnastik).
T. Lux Feininger’s Photographs. Repro 1, J. Paul Getty Museum.

BLOOM, LA NUOVA SEZIONE DEDICATA AL PAESAGGIO

Grande apertura verso il rapporto tra uomo e paesaggio, cui viene dedicato uno spin-off di MDFF Bloom, curato dal botanico e paesaggista Antonio Perazzi, secondo cui “la natura, oggi, deve essere ancora spiegata”. Il curatore, nella scelta delle pellicole da proporre, si è lasciato guidare da una concezione del tempo molto diversa dalla nostra, ovvero la scala temporale della natura e del paesaggio, ci spiega che “abbiamo moltissime informazioni sulla Natura dal punto di vista scientifico ma abbiamo bisogno, ora più che mai, di metterle in pratica, e lo strumento è il progetto integrato, un dialogo concreto tra l’uomo e l’ambiente”.
I testimoni scelti spaziano da Roberto Burle Marx, che ha disegnato giardini imperituri “andando oltre l’arte ed oltre la botanica” (in Landscape Film di Joao Vargas), allo Studio Ghibli e alle sue figure fantastiche, alle foreste che rappresentano le vere protagoniste del documentario Treeline. A Story Written in Rings di Jordan Manley.

UN PREMIO PER IL MIGLIOR FILM DI ARCHITETTURA

Per la prima volta anche il film d’architettura viene premiato con l’AFA Achitecture Film Award, supportato dalle curatrici e dalla Fondazione dell’Ordine Architetti PPC della Provincia di Milano, che ospiterà parte della rassegna. In giuria il regista e docente Maurizio NichettiRoberto Pisoni (Direttore Sky Arte HD), Davide Rapp (architetto, regista e rappresentante della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Milano), Marco Della Torre (architetto e designer, coordinatore della Direzione dell’Accademia di architettura di Mendrisio – USI) e il regista Francesco Clerici. Al vincitore spetterà un premio di 7 mila euro mentre e 3 mila euro sono previsti per la categoria Studio’s Film.

Milano Design Film Festival, dal 24 al 27 ottobre
A cura di Antonella Dedini e Silvia Robertazzi, con Porzia Bergamasco
Anteo Palazzo del Cinema e altre sedi
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www.milanodesignfilmfestival.com

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