Chi è Olga Tokarczuk, vincitrice del Nobel 2018 per la letteratura

Foto: Jacek Kołodziejski

Olga Tokarczuk ha vinto il premio Nobel per la letteratura del 2018 “per la sua immaginazione narrativa che con passione enciclopedica rappresenta il superamento dei confini come una forma di vita”.

Il Post, 10 ottobre 2019

È polacca, ha 57 anni e nel 2018 aveva vinto l’importante Man Booker International Prize con I vagabondi, pubblicato in Italia da Bompiani nella traduzione di Barbara Delfino. Nel 2008 grazie a I vagabondi vinse il premio Nike, uno dei più importanti premi letterari polacchi.

Olga Tokarczuck dopo la vittoria del Man Booker International Prize 2019. Matt Crossick/PA via AP

I vagabondi rientra in un genere narrativo reso famoso dallo scrittore tedesco W. G. Sebald, dove decine e decine di storie, aneddoti e divagazioni sono tenuti insieme dalla voce dell’autore, che narra un viaggio o qualcosa che gli è capitato in prima persona: su questa storia si puntellano e si diramano tutte le altre. 
I vagabondi si apre con la confidenza dell’autrice che sin da piccola desiderava essere una barca in viaggio sul fiume Oder, e si trasforma in una voce che racconta della sorella di Chopin che portò il cuore del musicista da Parigi a Varsavia, dell’anatomista olandese che scoprì il tendine di Achille, del bambino nigeriano esposto alla corte imperiale d’Austria e poi, dopo la morte, impagliato.

In Italia venne pubblicata per la prima volta nel 1999 dalla casa editrice e/o con il libro Dio, il tempo, gli uomini e gli angeli, poi ripubblicato da Nottetempo nel 2013 con il titolo Nella quiete del tempo. Gli altri suoi libri pubblicati in Italia sono Casa di giorno, casa di notte, uscito per Fahrenheit 451 nel 2007; Che Guevara e altri racconti, pubblicato da Forum nel 2006; Guida il tuo carro sulle ossa dei morti sempre con Nottetempo nel 2012 e in ristampa per Bompiani, da cui è stato tratto il film Pokot (2017) di Agnieszka Holland. È molto apprezzato anche il romanzo storico “Księgi Jakubowe” (tradotto in inglese con The Book of Jacob) del 2014, ambientato nell’impero asburgico ottomano e che racconta la vita di Jacob Frank, un ebreo polacco che fondò un gruppo religioso in cui si presentava come il nuovo Messia; il libro le fece vincere nuovamente, nel 2015, il premio Nike.

Il primo libro di Tokarczuk è la raccolta di poesie Miasta w lustrach uscita nel 1989, il suo primo romanzoPodróż ludzi księgi, uscì invece nel 1993; divenne famosa a livello nazionale con il terzo romanzo Prawiek i inne czasy del 1996, la storia di una famiglia polacca dal 1914 al 1980, ai tempi del movimento di Solidarność che la rese invisa ai nazionalisti del suo Paese.

Tokarczuk è anche un’editrice, è membro del partito dei Verdi polacco ed è un’oppositrice del partito di governo Diritto e Giustizia (PiS, di destra radicale, euroscettico e guidato da Jaroslaw Kaczynski). A gennaio aveva scritto per il New York Times un articolo sullo stato del Paese – «sono preoccupata per il nostro futuro immediato» – aveva detto. Qualche giorno fa il ministro della cultura polacco Piotr Glinski aveva detto di non essere mai riuscito a finire un suo libro; ora però si è congratulato con lei su Twitter e ha detto che ci riproverà.


Sono una bambina. Sto seduta sul davanzale circondata da giocattoli buttati sul pavimento, torri di cubi crollate, bambole con occhi sbarrati. La casa è in penombra, l’aria nelle stanze pian piano si raffredda e si fa sempre più buio. Qui non c’è più nessuno; sono usciti tutti, spariti, si sentono ancora le loro voci affievolirsi, lo strascichio dei loro piedi, l’eco dei passi e le risate in lontananza. Fuori dalla finestra i cortili sono vuoti. L’oscurità scende con dolcezza adagiandosi su tutto come rugiada nera.
La cosa peggiore è l’immobilità: densa e visibile nell’aria fredda del crepuscolo e nelle luci flebili delle lampade al sodio che, ad appena un metro di distanza, si insabbiano nel buio.
Non succede nulla, la marcia dell’oscurità si ferma davanti alla porta di casa, tutto il frastuono si placa e crea una pellicola spessa come quella sul latte che si raffredda. I contorni degli edifici sullo sfondo del cielo si estendono all’infinito, perdono lentamente gli angoli acuti, le sporgenze, gli spigoli. La luce che svanisce porta via l’aria, non ne rimane più da respirare. L’oscurità ora mi penetra nella pelle. Tutti i suoni si sono ritirati su se stessi, come gli occhi delle lumache; l’orchestra del mondo se n’è andata ed è svanita nel parco.
Quella sera ho scoperto per caso il limite del mondo, giocando, senza volerlo. E l’ho scoperto perché per un attimo mi hanno lasciato sola, incustodita. Naturalmente mi sono ritrovata in trappola, bloccata. Sono una bambina, sto seduta sul davanzale e guardo il cortile freddo. Le luci della mensa scolastica sono già spente, se ne sono andati tutti. Le lastre di cemento del cortile si sono impregnate di oscurità e sono scomparse. Le porte sono tutte chiuse, le serrande abbassate e le tende tirate. Vorrei uscire ma non saprei dove andare. Solo la mia presenza assume contorni netti che tremano e fluttuano, e mi fa male. In un attimo scopro la verità: non c’è più nulla da fare, io sono qui.

© Bompiani 2019

Articoli originali:
https://www.ilpost.it/2019/10/10/olga-tokarczuk-nobel-letteratura-2018/
https://www.ilpost.it/2019/10/10/i-vagabondi-inizio-olga-tokarczuk/

Un’interessante intervista su Literary Hub:
https://lithub.com/nobel-prize-winner-olga-tokarczuk-in-conversation-with-john-freeman/

I commenti sono chiusi.

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: