Democrazia: l’Europa dell’Est è divisa

Sono pochi i cittadini dell’ex blocco orientale a rimpiangere gli enormi cambiamenti politici, sociali ed economici avvenuti con la caduta del comunismo, ma…

da un articolo di Jon Henley 
The Guardian, 15 ottobre 2019

… allo stesso tempo c’è anche scarsa soddisfazione rispetto alla situazione attuale e molta preoccupazione per il futuro.

Lo rivela uno studio del Pew Research Center condotto su 17 paesi, di cui 14 sono stati membri dell’Unione Europea, che evidenzia come il sostegno alla democrazia e all’economia di mercato sia ben lontano dall’essere uniformemente condiviso.

Mentre in Polonia, Germania dell’Est e Repubblica Ceca, per esempio, i sostenitori del cambiamento arrivano all’85%, in Bulgaria, Ucraina e Russia la percentuale scende al 55%. Questo rispecchia le differenze nella percezione dei singoli paesi sui progressi realizzati dagli eventi epocali di trent’anni fa, quando un’ondata di ottimismo si diffuse in Europa con la caduta dei muri e dei regimi, e la speranza di una società e mercati più aperti.

[…] Quanto agli sviluppi avvenuti da allora, i cittadini dell’Europa centro-orientale si sono espressi positivamente a proposito dell’istruzione, degli standard di vita e dell’orgoglio nazionale, ma con minore entusiasmo su giustizia e sicurezza, valori familiari e soprattutto sulla sanità.

Nei paesi ex comunisti, le persone, secondo gli autori dello studio, si sono dichiarate per lo più pessimiste sul funzionamento del sistema politico e su specifiche questioni economiche come il lavoro e le diseguaglianze.
È emersa una diffusa frustrazione rispetto alle élite politiche, percepite come distanti dai cittadini, con un 60% di appartenenti all’UE, ma anche una maggioranza in Ucraina e Russia, che le ritengono incapaci di curare i loro interessi. In Europa centro-orientale è diffusa anche l’idea che i politici, e in qualche misura anche gli imprenditori, sono stati personalmente ed eccessivamente avvantaggiati dalla caduta del comunismo, rispetto alle “persone comuni”.

In merito alle prospettive economiche future, tuttavia, i paesi del vecchio blocco orientale si sono mostrati più ottimisti rispetto a quelli occidentali: circa il 60% degli ucraini, dei polacchi e dei lituani pensano che i loro figli staranno meglio dei genitori, contro un 25% dei greci, degli spagnoli, degli italiani, dei britannici e dei francesi. Quei paesi che si sono aggregati all’UE apprezzano l’istituzione e pensano che abbia portato dei benefici, soprattutto per la Polonia e la Lituania.
In Russia e Ucraina, che non sono membri dell’Unione, la situazione si è rivelata molto diversa. Secondo gli autori, sono meno favorevoli ai cambiamenti portati dalla democrazia e dal capitalismo, meno convinti di specifici principi democratici e meno soddisfatti delle loro vite.

Lo studio, che includeva anche quasi 19.000 americani da maggio ad agosto di quest’anno, mostra che le persone favorevoli ai partiti populisti di destra che hanno guadagnato forza in tutta Europa negli ultimi anni erano anche le più critiche verso l’UE, l’integrazione economica e l’atteggiamento nei confronti delle minoranze.
È emersa, inoltre, una netta divisione fra est e ovest su alcune questioni sociali: gli europei occidentali esprimono idee molto più progressiste sull’omosessualità.

Anche nella stessa Germania, restano grandi differenze: i cittadini dell’est non sono soddisfatti dell’amministrazione e del funzionamento della democrazia, meno efficiente rispetto alla zona occidentale.
Ma il grado di soddisfazione nella Germania dell’est e nella maggior parte dell’Europa centro-orientale è molto cresciuto dall’ultimo studio del 1991, quando c’era da fronteggiare il periodo di transizione verso la democrazia e l’economia di mercato.

A quell’epoca, per esempio, solo il 12% dei polacchi a cui si chiedeva di valutare la propria vita in una scala fino a 10 rispondevano 7, 8, 9, o 10. Oggi il dato è salito al 56%.


Articolo originale
Studio originale di Pew Research Center

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