Ettore Spalletti, tra manualità e spiritualità

È morto a 79 anni Ettore Spalletti, tra i più grandi pittori e scultori italiani del Novecento.

Artribune, 11 ottobre 2019

Ettore Spalletti, Salle des départs, 1996.
Hôpital Raymond Poincaré, Garches Parigi, 1996. Foto: Attilio Maranzano


Nato a Cappelle sul Tavo nel 1940, Spalletti fa parte di quel gruppo di artisti italiani che, negli anni Settanta, scelse la pittura come strumento della propria ricerca artistica. Il linguaggio e lo stile di Spalletti si distinguono per la sua vicinanza all’arte cinetica, evidente nella sua propensione a creare, attraverso una peculiare ricerca cromatica, un legame tra lo spettatore e l’opera.

Un colore, tra tutti, è tra i più evocativi e carichi di significato nella pittura di Spalletti, l’azzurro, grande protagonista delle stanze dell’obitorio di Garches ristrutturate dall’artista nel 1996: qui gli azzurri avvolgono e ingentiliscono gli ambienti, rendendolo accogliente e trasformandolo in un luogo quasi sacrale.
Una pratica pittorica che diventa rituale, votata al trascendente, perfettamente raccontata da Alessandra Galletta nel documentario Ettore Spalletti, Italiaun film di LaGalla23, la casa di produzione fondata dalla regista del film.
Qui l’opera di Spalletti viene raccontata attraverso lo studio della sua pratica ma anche con il racconto della vita quotidiana del maestro, un’esistenza semplice e stanziale, vissuta profondamente, che offre molteplici spunti per la comprensione della sua poetica.

E poi c’è la Cappella della clinica Villa Serena a Città Sant’Angelo, una piccola chiesa che Spalletti, insieme a sua moglie, l’architetto Patrizia Leonelli, ha rinnovato, creando uno spazio in cui le forme e i colori diventano i vettori per l’immersione spirituale: 

Per la capacità di fondere e infondere la sua pittura negli spazi architettonici, nel 2017 la Facoltà di Architettura di Pescara ha conferito a Spalletti la Laurea Honoris Causa. “Non provo nemmeno a fare una lezione, non saprei farla”, ha commentato l’artista durante la cerimonia, per poi ricordare gli anni Settanta, quelli in cui…

si viveva di poesia, musica, cinema e di passeggiate sul mare. Adesso, tornando a camminare sulla riva, davanti a questo dono  meraviglioso che ci è stato dato, che riempie la città di qualcosa di speciale, ho pensato che forse sta succedendo qualcosa di straordinario: che nel futuro vivremo per dare, non per avere come sta accadendo adesso. Quando riusciremo a pensare alla nostra vita e al desiderio del dare, allora penso che le strade diventeranno dritte, i palazzi si allineeranno nel desiderio di costruire una via ospitale. Le colline si ammorbidiranno e scenderanno sul mare come delle poesie. Questo verde che aleggia sul mare un tempo ci restituiva  qualcosa che ancora oggi mi porto dentro come desiderio. Non so dirvi di più.

Ettore Spalletti. Foto: Azzurra Ricci


In occasione della mostra a Monaco, lo scorso giugno Artribune ha intervistato Ettore Spalletti, raccontando le sue impressioni sulla città e su Villa Paloma. E naturalmente, non potevano mancare impressioni e sensazioni suscitate dai colori dei paesaggi e degli ambienti: 

la luce di Villa Paloma è molto bella, raccontava l’artista. Quando sono arrivato sulla terrazza di fronte al museo ho sentito che l’azzurro intenso del mare mi era quasi addosso. Ho chiesto di aprire tutte le finestre, è stata una grande emozione. Ho trovato uno spazio molto familiare, non c’era l’idea dello spazio museale, ma c’era di più, e meglio per me: l’idea dell’accoglienza

E alla domanda “cosa rappresenta questa mostra per te, rispetto alla tua carriera?” Spalletti ha risposto: 

un nuovo amore per la città e per la Costa Azzurra che non conoscevo. Nuovi amici diventati subito cari. Il titolo della mostra è Ombra azzurra, trasparenza. Alla mia età sento che tutte le cose si ingentiliscono. Se qualcuno mi tocca la mano, sento che la pelle è diventata più fragile. Mi sento come un cristallo, che non è il vetro e non è nemmeno la pietra preziosa.

Un’impresa quasi epica, quella di riuscire a mettere in sinergia tre diverse istituzioni museali italiane per realizzare una mostra diffusa su tutto il territorio nazionale, dedicata a uno dei più grandi artisti del Paese: Un giorno così bianco, così bianco, allestita al Maxxi di Roma, alla GAM di Torino e al Museo Madre di Napoli nel 2014.
La mostra diffusa si è aperta al Maxxi con un progetto caratterizzato da una grande installazione ambientale concepita appositamente per questa occasione, per poi proseguire alla GAM di Torino con un’ampia selezione di opere provenienti dallo studio dell’artista e da importanti collezioni private, e concludersi al Madre di Napoli con un articolato excursus formato da opere sia storiche che recenti, ripercorrendo tutto il percorso artistico di Spalletti, dagli esordi fino agli ultimi anni.

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