“La scienza non si comunica a suon di schiaffi”

Valigia Blu ha ricevuto a Padova il premio “In difesa della Ragione” durante il CICAP Fest 2019. Ecco l’intervento del blog al Convegno.

La scienza non si comunica a suon di schiaffi.
Con questo titolo Valigia Blu decise di intervenire nel dibattito avviato da una frase a nostro avviso infelice durante una discussione sui social: “La scienza non è democratica”.
Ma, come scrivemmo allora, la scienza è una grande, fondamentale, questione democratica.

Se è vero che la validità di ipotesi e teorie scientifiche non si decide con un voto, è vero però che la scienza ha molto a che vedere con la democrazia.
Da un lato, infatti, scienza e democrazia condividono, almeno in linea di principio, alcune norme e metodi. La comunità scientifica è una comunità di uomini e donne che perseguono un bene comune, che è quello della conoscenza, e sottopongono le proprie ricerche e i propri studi alla discussione e al controllo reciproci, in un processo collaborativo e collettivo.

Dall’altro lato, molte delle più importanti questioni scientifiche del nostro tempo sono anche questioni democratiche perché non riguardano solo gli scienziati, ma interrogano e coinvolgono l’intera collettività, chiamata a prendere decisioni.
Questioni come la salute pubblica, la crisi climatica, le stesse politiche della ricerca, non sono solo scientifiche, ma anche politiche, sociali, economiche.
Alcuni si rivolgono ai cittadini non esperti dicendo loro che non hanno “diritto di parola” su temi tecnico-scientifici che li riguardano da vicino. Perché certo, non hanno sufficienti competenze per occuparsene. Ma sono gli stessi cittadini che poi si esprimono in referendum sull’energia nucleare, la fecondazione assistita o le trivellazioni in mare.

Infatti la scienza di cui si discute pubblicamente ha spesso a che vedere con particolari applicazioni: le biotecnologie, l’utilizzo dell’energia nucleare, appunto, o le energie alternative, l’uso di alcuni animali nella sperimentazione di laboratorio, l’impiego di fitofarmaci in agricoltura o gli stessi vaccini.
Tutti questi ambiti sono scienza, ma nello stesso tempo sono anche questioni che si sovrappongono con l’economia, il diritto, l’etica, le politiche sull’ambiente. E che interessano tutti noi, non solo gli scienziati.

Come si può chiedere ai cittadini di limitarsi a essere solo spettatori, invece che anche attori, di tutte queste discussioni?
Certo abbiamo anche un enorme bisogno di un dibattito adeguato e informato. E in questo è fondamentale il compito che deve svolgere la comunicazione della scienza.
Una “cerniera”, uno strumento di mediazione tra scienza, società e politica. Un mezzo per accorciare le distanze, promuovere il coinvolgimento del pubblico, trovare linguaggi comuni e affrontare le ragioni alla base di quelle contrapposizioni che determinano il formarsi di fronti “pro” e “contro”.
Il discorso che portiamo avanti da allora è fondamentalmente lo stesso che ci porta a concepire e “vivere” il giornalismo non come una lezione calata dall’alto, ma, come ha più volte detto Jeff Jarvis, uno dei maggiori media critics al mondo, giornalismo come conversazione.

È sacro dovere dei giornalisti ascoltare il pubblico che servono. È quindi loro dovere portare valore giornalistico – reporting, fatti, spiegazioni, contesto, educazione, connessioni, comprensione, empatia, azione, opzioni – alla conversazione pubblica. Il giornalismo è quella conversazione. La democrazia è quella conversazione.

I social sono una grande occasione democratica, una importante opportunità di incontro e conversazione.
Grazie ai social le persone, i cittadini, i lettori, troppo a lungo non ascoltati, ora hanno una voce. E noi abbiamo l’opportunità finalmente di metterci in ascolto.
Certo, sono luoghi di rumore, aggressività, anche odio, e l’ecosistema informativo complessivamente non aiuta. Ma i social non sono solo questo, e questo aspetto tra l’altro è inevitabile. È la stessa società a essere così contraddittoria, generosa e spietata, fatta di ombre e luci, lo stesso essere umano è un insieme sconcertante di bene e male. I social sono uno specchio di quello che siamo e come individui e come società.
Immergersi in queste nuove piazze pubbliche digitali è un dovere da parte di chi fa giornalismo. Da parte di chi si occupa in generale di conoscenza, sapere e della sua divulgazione e condivisione. Citando ancora Jarvis:

La missione del giornalismo è fondamentalmente costruire ponti, coinvolgere le comunità in conversazioni civili, informate e produttive. Questo è il motivo per cui sostengo per il futuro del giornalismo una strategia “post-content” basata sulle relazioni. E comincia con l’ascolto. Andiamo su Twitter e Facebook e altrove e cerchiamo nuove persone che non conosciamo e che sperimentano cose che non conosciamo e che hanno prospettive che non abbiamo e ascoltiamole. Questo è giornalismo.


Post originale sulla pagina Facebook di Valigia Blu

Valigia Blu Siamo le parole che usiamo

Blog collettivo – Viaggio nel mondo del giornalismo che cambia
Roberta Aiello, Fabio Chiusi, Arianna Ciccone, Marco Nurra, Matteo Pascoletti, Angelo Romano, Bruno Saetta, Antonio Scalari, Tommaso Tani, Giorgio Tsiotas, Marco Tonus, Claudia Torrisi, Mariangela Vaglio, Andrea Zitelli.

Contatti: info@valigiablu.it

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