Traduzione, la fatica di Sisifo

Come ha scritto Jacques Derrida, “la pluralità impone e contemporaneamente proibisce la traduzione”, traduzione che diventa perciò “un compito impossibile e necessario”.

Al pari di chi avesse soltanto uno specchio deformante per potersi guardare, se ambissimo togliere la deformazione saremmo anche costretti a rinunciare allo specchio, e dunque all’unica possibilità di afferrare la propria immagine.
Esercizio di estrema finitezza, vero e proprio lavoro di Sisifo, ogni traduzione ci fa percepire ciò che Elias Canetti ha formulato, ancora una volta in modo aporetico, ne La provincia dell’uomo: “Traducendo perdiamo sempre qualcosa, forse la cosa più importante, ma si tratta di una cosa che può essere ritrovata soltanto mettendoci di nuovo a tradurre”.

Immagine: Sisifo spinge il masso su per la montagna. Il demone alato alle spalle di Sisifo rende più dura la punizione del re di Èfira. (VI secolo a.C.) dal santuario di Hera al Sele. Conservato al Museo archeologico di Paestum.
Foto di Xinstalker


Fonte: purtroppo irreperibile perché la pagina da cui avevo condiviso il brano non esiste più.

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