Servono regole per la ricerca: l’etica è un dono fatto alla scienza

Nel 2014, un articolo su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) descriveva un esperimento condotto per verificare se gli stati emotivi potessero essere trasferiti agli altri attraverso un “contagio emozionale”.1

di Graeme D. Ruxton e Tom Mulder
Nature, 5 agosto 2019

I ricercatori hanno alterato i news feed di quasi 70.000 utenti di Facebook per capire se i post negativi o positivi avessero effetti sui tipi di post che, di conseguenza, venivano scritti o condivisi.
Secondo Facebook, tutti gli utenti acconsentono a questo tipo di manipolazione quando accedono alla piattaforma accettandone le condizioni.
PNAS ha pubblicato un editoriale esprimendo preoccupazione e segnalando che la raccolta dei dati “potrebbe aver comportato pratiche non adeguate ai principi del consenso informato”.
Facebook, da parte sua, ha pubblicato un post con le sue scuse.

Abbiamo valutato 120 tra le oltre 1.500 pubblicazioni che citano l’articolo di PNAS e ne abbiamo trovati solo 11 che manifestavano preoccupazioni di tipo etico.
Quando la raccolta dei dati non rispetta i protocolli di controllo e viene pubblicata, non c’è alcuna tutela formale che ne regoli l’utilizzo.


Perché sono necessarie nuove linee guida

In primo luogo, come mostra lo studio su Facebook, il quadro normativo continua a non stare al passo con gli sviluppi tecnologici.

Secondo, il numero di paesi che produce lavori scientifici sta crescendo (v. go.nature.com/2jk5cty), il che porta inevitabilmente a una maggiore eterogeneità nelle normative rispetto all’etica della ricerca, non accompagnata dal comportamento delle autorità per la regolamentazione.

Terzo, gli studi sono condotti da diversi soggetti commerciali, sia indipendenti da, che in collaborazione con, le istituzioni di ricerca tradizionali; ma queste organizzazioni potrebbero non avere la stessa cultura etica e gli stessi sistemi di regolamentazione delle istituzioni universitarie tradizionali.
Inoltre, il coinvolgimento di più soggetti potrebbe permettere di aggirare l’attività di controllo.
La ricerca in questione è stata prodotta da Facebook in collaborazione con ricercatori della Cornell University di Ithaca, New York. Il comitato di controllo della Cornell sembra aver deciso che lo studio non aveva bisogno dell’approvazione dei comitati etici tradizionali poiché i dati erano stati raccolti da un’agenzia esterna.

Infine, negli ultimi dieci anni è aumentata la consapevolezza dell’etica della ricerca. Molti studi condotti nel XX secolo in rispettabili università non sarebbero mai stati approvati secondo le leggi attualmente in vigore.


Affrontare il problema

Come si può far fronte a studi pubblicati ma problematici dal punto di vista etico, sia nel caso di ricerche pubblicate di recente, che potrebbero essere illegali o non etiche (o entrambe le cose), o nel caso di lavori datati che oggi non sarebbero giudicati etici in molte giurisdizioni?
I comitati etici che valutano le ricerche prima della pubblicazione esistono già, ma dovrebbe essere possibile attivare sistemi in grado di filtrare o segnalare ricerche ritenute eticamente problematiche anche dopo la pubblicazione.
E sono necessari standard universali, con protocolli condivisi sanciti nei codici della pratica scientifica simili a quelli redatti dalla International Society for Stem Cell Research guidelines.
(A code of ethics to get scientists talking)


Retraction Watch, un blog creato per promuovere la trasparenza del processo di ritiro, a giugno ha annunciato un progetto per la creazione di uno strumento che permetta agli utilizzatori di essere avvertiti sul ritiro di qualsiasi ricerca dalle biblioteche che frequentano.
Sarà possibile, in futuro, usare uno strumento simile per segnalare lavori eticamente problematici? Infatti, non tutti questi lavori vengono ritirati o ritrattati, operazione che potrebbe richiedere anni?
Un articolo di Lancet in cui si affermava che il vaccino trivalente MPR era collegato all’autismo suscitò un aspro dibattito sin dalla sua pubblicazione. Alla fine si dimostrò falsato ma fu ritirato solo dopo 12 anni.


Nel breve periodo, gli editori delle riviste potrebbero chiedere conferma agli autori – quando vengono inviati i manoscritti – su potenziali criticità etiche riguardanti le metodologie usate in qualsiasi pubblicazione citata nei loro lavori.
Se non altro, questo accrescerebbe la consapevolezza su questo tema e potrebbe contribuire a ridurre il numero di citazioni di lavori eticamente problematici anche senza segnalare il problema.
A torto o a ragione, la citazione degli articoli resta il criterio principale per misurare l’importanza e la qualità scientifica. Ogni citazione contribuisce alla percezione della qualità di un articolo, dei relativi autori, e delle istituzioni e riviste coinvolte.


Non esiste una soluzione semplice a questo problema. Nell’ambito della ricerca medica, la questione etica ha suscitato accesi dibattiti.
Per esempio, alcuni sostengono che citare i famigerati esperimenti condotti dagli scienziati nazisti sui prigionieri dei campi di concentramento serve purtroppo a legittimare quel tipo di ricerche. Altri ribattono che l’uso di quei dati è un modo per onorare le vittime. .

In sostanza, chiediamo che la discussione sia estesa a qualsiasi ricerca che potrebbe causare sofferenza a esseri umani e animali. Prendere provvedimenti in questo senso non solo renderebbe gli esperimenti scientifici più trasparenti, ma sarebbe un dono fatto alla scienza.


1. Kramer, A. D., Guillory, J. E. & Hancock, J. T. Proc. Natl Acad. Sci. USA 111, 8788–8790 (2014).


Traduzione libera e in estratto: Francesca Adrower

Articolo originale:
https://www.nature.com/articles/d41586-019-02378-x?utm_source=fbk_nnc&utm_medium=social&utm_campaign=naturenews&sf217003645=1

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