Munch: il significato dell’Urlo

Stavo camminando con due amici – il sole calò – sentii una ventata di malinconia – all’improvviso il cielo divenne rosso sangue.

da un articolo di Alastair Sooke
BBC Culture, 4 marzo 2018

Immagine: Edvard Munch, L’Urlo, 1893; olio, tempera e pastello su cartone; Oslo, Nasjonalgalleriet.

Mi fermai, mi appoggiai alla ringhiera, stanco morto – mentre i cieli in fiamme erano sospesi come sangue e spada sopra il fiordo blu-nero e la città – i miei amici proseguirono – io restai lì tremante in preda all’ansia e sentii un grande urlo infinito che attraversava la natura.

Edvard Munch

Sotto un cielo bollente, infiammato di giallo, arancione e rosso, una figura androgina si trova su un ponte. In un sinuoso cappotto blu che sembra fluire, in modo surreale, in un fiume d’acqua, indaco e blu oltremare alle sue spalle, sostiene con le mani da ambo i lati il suo capo pelato e simile a uno scheletro.
Con gli occhi spalancati dal turbamento, emette un grido straziante. Malgrado tracce distanti di normalità – due figure sul ponte, una barca nel fiordo – tutto è pervaso da un senso di di orrore primitivo e schiacciante.
L’Urlo dell’artista norvegese Edvard Munch è – subito dopo la Gioconda di Leonardo – l’immagine più famosa della storia dell’arte.

La prima versione, del 1893, si trova alla Galleria Nazionale di Oslo. Il Museo Munch della città ospita un’altra versione, del 1910, insieme a una a pastello.

Edvard Munch, L’Urlo, 1910; tempera su tavola; Oslo, Munchmuseet.


La versione alla quale mi riferisco è quella del 1895, l’unica che fa parte di una collezione privata. Nel 2012, fu battuta all’asta stabilendo il record dell’opera più costosa mai venduta (quasi 120 milioni di dollari) da Sotheby’s a New York. Il compratore era il finanziere americano Leon Black, che nel 2016 ha prestato l’opera per una mostra su Munch e l’Espressionismo alla Neue Gallerie di New York.

Edvard Munch, L’Urlo, 1895; pastello su cartone; collezione privata.


“La versione di maggior valore è quella a olio custodita alla Calleria Nazionale di Oslo”, spiega la storica dell’arte Jill Lloyd che ha curato la mostra. “Ma la versione a pastello è incredibile, perché il colore è così vivido, fresco, come se fosse stata eseguita ieri. Per me è la versione più intensa, con una superficie carica e vitale che non si coglie allo stesso modo nelle versioni a olio”.

La mostra esplora il rapporto tra Munch con l’Espressionismo che emerse in Germania e in Austria nei primi anni del XX secolo. Sebbene la mostra si concentri sulle fasi più tarde della carriera dell’artista (Munch morì nel 1944), è stato dato spazio anche all’Urlo del 1895, creato tre anni dopo il suo arrivo a Berlino, dove si fece rapidamente un nome.
Fu in Germania, nel corso di anni di fervore creativo in cui fraternizzò con artisti e scrittori, come il suo caro amico August Strindberg, che Munch realizzò le pitture più importanti, tra le quali la versione originale del 1893 dell’Urlo, preceduta da un’altra opera, Luna malata al tramonto, Disperazione. Un cielo insanguinato, un ponte con tre figure, un lago e un paesaggio verde bluastro, è sorprendentemente simile, ma lo stile, sebbene relativamente radicale per l’epoca, non era un attacco alla tradizione come lo fu l’Urlo, che rappresentò una svolta nel lavoro di Munch, mentre la feroce angoscia esistenziale prendeva il posto della precedente malinconia.

Edvard Munch, Disperazione, 1892; olio su tela; Stoccolma, Thielska Galleriet.


Alla Neue Gallery, l’Urlo è l’ultima opera che il visitatore incontra nel percorso della mostra perché, come spiega Lloyd, “Tutto di questo quadro è l’essenza dell’Espressionismo”.
Gli espressionisti furono molto influenzati da Munch, ma l’Urlo è anche l’antenato dei gemiti dei Papi di Francis Bacon. E nel 1984, Andy Warhol creò una serie di serigrafie che rielaborano l’Urlo in colori brillanti e appariscenti.

Andy Warhol, una delle serigrafie della serie realizzata nel 1984.


Probabilmente, però, l’aspetto più stupefacente dell’Urlo non è il suo impatto sull’arte successiva, ma il modo in cui attraversa la storia come una pietra miliare della cultura popolare. L’Urlo è stato copiato, caricaturizzato e parodiato così spesso che ora è ben più che famoso del suo autore.

Alastair Sooke è il critico d’arte del Daily Telegraph

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