Roma, Basilica di San Clemente: dove è nato l’italiano

La basilica inferiore, che risale al IV secolo, servì da fondamenta per la nuova chiesa costruita nel XII secolo. Riemerse solo nel 1857 grazie agli scavi condotti dall’allora priore del convento.

Basilica di San Clemente, chiesa inferiore. Immagine: Palickap.


Basilica di San Clemente, chiesa superiore


Divisa in tre navate, la basilica paleocristiana conserva degli affreschi risalenti ai secoli IX ed XI.
Tra questi, l’Iscrizione di San Clemente, che illustra la leggenda secondo la quale il ricco patrizio romano Sisinnio [Sisinium] scopre con sommo disappunto che la moglie Teodora, convertitasi alla religione cristiana, frequenta le messe celebrate dal santo (Papa Clemente I).
Il nobile, convinto che ciò sia dovuto al fatto che il santo abbia stregato la moglie, ordina ai suoi tre servi – Gosmario, Albertello e Carboncello – di catturarlo. Ma mentre i servi credono di trascinare il santo, Dio lo ha trasformato in una pesantissima colonna.

Nella parte alta dell’affresco si assiste al tentativo di arresto di San Clemente papa ad opera del funzionario romano davanti agli occhi dei vescovi e della moglie.
Nella cornice inferiore del dipinto murale, noto come Il miracolo di San Clemente, si trova l’iscrizione, che risale alla fine del XI secolo.
È il primo esempio di volgare italiano scritto usato con intento artistico.
Il pittore ha aggiunto una serie di parole che hanno funzione di didascalia, o che indicano le frasi pronunciate dai personaggi raffigurati.
Due frasi sono in un volgare vivace e popolarescamente espressivo: sono le esortazioni, ma anche le pesanti ingiurie, del pagano Sisinnio per le difficoltà riscontrate nel rapimento del santo da parte dei suoi servi e che egli attribuisce alla loro incapacità.

Il pagano Sisinnio si rivolge ai servi:

«Fàlite dereto co lo palo Carvoncelle»
(‘Fagliti dietro con il palo, Carboncello’);


«Fili de le pute, traite, Gosmari, Albertel, traite»
(‘Figli di puttana, tirate! Gosmario, Albertello, tirate!’).

Le parole di San Clemente sono invece in latino:

«Duritiam cordis vestris, saxa trahere meruistis»
(‘Per la durezza dei vostri cuori, avete meritato di trascinar pietre’).

La scena mette in risalto la figura del santo protetto da Dio, mentre – grazie al miracolo – i quattro personaggi precipitano nel ridicolo.
L’Iscrizione di San Clemente costituisce una testimonianza eccezionale per il suo carattere e per la sua antichità.
Le parole di Sisinnio sono un chiaro esempio di volgare italiano: da notare le preposizioni articolate che in latino non erano presenti (co lo palo e de le pute).
Ad ulteriore conferma della contaminazione del latino, nella frase del santo, il verbo trahere ha perduto la h e, invece dell’ablativo duritia, si è utilizzato l’accusativo duritiam.
Malgrado la differenza culturale e di ceto dei protagonisti, è evidente l’avvicinamento del latino alla lingua parlata al giorno d’oggi.

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