Il papiro in Sicilia

La carta di papiro ha origine in Egitto, dove era usata già nel III millennio a.C. La sua fabbricazione cessò tra il X e la metà dell’XI secolo. Gli Egizi non hanno tramandato alcuna notizia sui metodi usati dagli antichi produttori.

Immagine: il Museo del Papiro, fondato da Corrado Basile e Anna Di Natale nel 1987

I primi studi per riuscire a far luce sulle antiche tecniche di manifattura ebbero inizio nel 1572 con Melchiorre Guilandino, mentre i primi tentativi di fabbricare il materiale papiraceo risalgono al XVIII secolo, con Saverio Landolina (1781) a Siracusa e con James Bruce (1791) in Nubia.

Le ricerche sulle antiche tecniche di manifattura della carta di papiro ad uso scrittorio nelle diverse epoche, condotte da Corrado Basile e iniziate nei primi anni sessanta, hanno portato ad individuare le sostanze e a ricostruire i processi di manifattura che sono costituite:

– dall’età della pianta e dalla scelta della porzione del culmo;
– dal trattamento delle strisce prima della formazione del foglio (pretrattamento);
– dai trattamenti di rifinitura o di protezione.

Le ricerche condotte dal Basile hanno interessato vari campi d’indagine, dalla ricerca storica alla sperimentazione, fino all’indagine analitica condotta su campioni antichi forniti da Università e Musei italiani e stranieri.


È stato condotto uno studio sulla pianta di Cyperus papyrus L., sia siracusana sia vegetante lungo il Nilo. Sono stati analizzati numerosi campioni di papiri (non restaurati) di epoca faraonica, ellenistica ed araba e papiri di produzione moderna, i cui risultati analitici hanno confermato che esiste una correlazione tra i vari tipi di trattamenti usati nella manifattura del foglio e la conservazione della carta papiracea.

Il Museo del Papiro conduce da anni un’indagine storica, attraverso le fonti documentarie, per far luce sulle origini di Cyperus papyrus L. di Sicilia e, in particolare, del fiume Ciane, che può essere considerato oggi l’ultimo superstite di una più ampia presenza nella regione.
Dalle testimonianze raccolte è emerso che il papiro era presente in molte aree in Sicilia, dove è scomparso per vari motivi, quasi tutti riconducibili alle opere di bonifica.
Sono state inoltre analizzate le tesi che protendono per l’indigenato della pianta e quelle favorevoli all’introduzione durante la dominazione araba o nel III secolo a.C.
È stato condotto anche uno studio sui dati linguistici relativi alla voce “papiro”, che ha evidenziato che nessuno dei nomi dialettali usati in Sicilia è di origine araba, rilevando invece un’assonanza tra le voci siracusane pampèra epappèra e le frasi tardo-egizie pa-en-peraa e pa-per-âa, a sostegno della presenza della pianta in Sicilia nel III secolo a.C.

Per tracciare la storia della produzione papiracea a Siracusa, è stata svolta un’accurata indagine su quanti ne tentarono la manifattura, favoriti dalla materia prima offerta dal papireto del fiume Ciane.
L’indagine condotta in archivi europei ha permesso di rintracciare un’ampia documentazione manoscritta dello studioso siracusano Saverio Landolina – considerato il promotore di quest’attività – e di altri personaggi dell’epoca, che ci consente tra l’altro di fissare con certezza nel maggio 1781 l’inizio della produzione della carta papiracea a Siracusa, nonché di conoscere meglio il fitto intreccio tra la cultura siciliana del tempo e i maestri delle grandi scuole europee.
Pur avvalendosi della collaborazione di illustri eruditi dell’epoca, il Landolina non riuscì nel suo intento di rifare la carta ad uso scrittorio con le antiche tecniche degli Egizi.


Il Museo del Papiro, con la collaborazione tecnica di Istituti specializzati, conduce un’indagine per valutare la variabilità genetica intraspecie degli esemplari di Cyperus papyrus L. provenienti da aree geografiche differenti. L’obiettivo principale della ricerca è di utilizzare le informazioni genetiche del DNA per ricostruire le tappe della distribuzione geografica della pianta, alcune delle quali indicate dalle fonti storiche ed altre ipotizzate. L’indagine su piante nilotiche e siciliane ha già dato risultati di grande interesse scientifico. Allo stato attuale sono in corso analisi su piante provenienti da differenti Paesi africani.


Per la formazione del foglio papiraceo ad uso scrittorio viene adoperata la porzione mediana del culmo raccolto nell’età ottimale di maturazione. Il culmo viene liberato dalla scorza e tagliato in strisce. Dopo il pretrattamento con particolari soluzioni, le strisce vengono adagiate su un panno, avendo cura di sovrapporle di qualche millimetro, così da formare uno strato continuo. Un secondo strato viene disposto in senso perpendicolare al primo. Il tutto viene sottoposto a pressione mediante l’impiego di un torchio o di un rullo.

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