Un Ferragosto nel mio quartiere

Fino al minuto 2.40

Bruno Cortona (Vittorio Gassman) è il protagonista del primo vero on the road nella storia del cinema: Il sorpasso.

da un articolo di Jeremy Bentham
lundici.it

Estrema lezione di un cinema sospeso tra il cinismo e l’analisi sociologica più approfondita, che recapita, come uno schiaffo, messaggi amari, affilati e risoluti, mascherati da una smorfia sardonica e suggerisce, altresì, il ripiegamento, nei finali di ogni storia, verso una dimensione patetica, per niente mielosa e consolatoria, con un disincanto che mai prelude ad una ostentata ricerca o ad una dimostrazione di una tesi precostituita.

Dino Risi istruisce il pubblico pur non volendolo fare, troppo schivo nei confronti dell’accademia, e misantropo verso il genere umano. La noncuranza nei riguardi della critica “alta” della cinematografia nazionale lo ha escluso dai pretenziosi dibattiti sul cinema-cinema degli anni sessanta, nonostante avesse detto più lui sull’Italia del boom, che pesanti e dotti manuali e phamplet cine-socio-culturali. La sua è una carriera di un irregolare, come peraltro lo erano molte di coloro che si affacciavano al cinema nell’Italia post-bellica.

Si ambienta bene Cortona in questa giungla democratica, si arrangia per vivere, trafficando di mobili in stile, dubbio per la verità, e si gode la vita, convinto che “la migliore età è quella che si ha, giorno per giorno”.
Coinvolge, così, nella sua traiettoria morale, il giovane Roberto, J. L. Trintignant, studente di Legge, al quale la giovane Italia repubblicana promette il futuro attraverso un piano percorso fatto di studi, laurea, lavoro e famiglia.

I due partono alla volta di un viaggio iniziatico che porterà Roberto alla scoperta che la vita è forse più variegata di quella che gli aveva indotto a credere il suo ambiente di riferimento piccolo-borghese, mentre Bruno scoprirà che accanto alla filosofia del mordi e fuggi, del carpe diem raffazzonato, della legge del menga, esiste un contraltare più grande e spietato di qualsiasi uomo: la morte, delle certezze, dei sogni, dei facili compromessi.

Il finale de Il sorpasso, graffiato dalla tragica morte di Roberto, si palesa agli occhi dello spettatore come straniante, dissonante dal resto della storia, ma senza dubbio pregnante in un meccanismo filmico al limite della perfezione. 
La morte di uno dei protagonisti diventa monito per un Paese che, forse, credeva di essere diventato invincibile attraverso la consolazione dei consumi, la televisione e il prontuario di regole cattolico-borghesi. 
Roberto muore e Bruno scopre, accanto a un pulsante mondo di tanti fermenti e possibilità, un altro Paese che ancora non aveva maturato un solido sistema e rischiava, ogni giorno, di vedere crollare le fragili impalcature su cui prosperava.

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