L’Exultet di Avezzano

Il “Rotolo dell’Exultet” (o “Exultet di Avezzano”) è certamente la pergamena più famosa e antica che si conserva nell’Archivio della Diocesi dei Marsi.

da un articolo di Gianluca Tarquinio

Il Rotolo dell’Exultet fa parte di una indivisibile triade costituita anche dalla figura del vescovo e dalla sede della cattedrale diocesana e che rappresenta il simbolo dell’unita della Diocesi e della magnificenza del vescovo Pandolfo.
Questo prezioso documento storico-artistico è costituito da otto sezioni cucite tra loro con delle piccole strisce, anch’esse pergamenacee, che attraversano dei piccoli fori dando al documento una lunghezza totale di 566 cm. e una larghezza di 27,7 cm.

Questo Rotolo, ben conservato ad eccezione delle prime tre sezioni e che è stato restaurato diversi anni fa, è caratterizzato da sette grandi lettere iniziali del testo e dalla mancanza di miniature figurate, anche se sono presenti disegni geometrici e fitomorfi e l’immagine di un volto umano nella quarta sezione.
Il testo, in scrittura beneventana, si articola su 119 linee sormontate da altrettante “linee” di notazione musicale neumatica. Proprio per la presenza di questa particolare scrittura, il Rotolo è anche la più antica testimonianza musicale scritta della Marsica.

L’Exultet, che prende questo nome dalla prima parola dell’annuncio della risurrezione di Cristo, contiene la preghiera che era recitata da un diacono per la benedizione del cero pasquale durante la vigilia della Pasqua.
Il Rotolo, chiamato così perché la pergamena è arrotolata su un’asse, era fatto scendere lentamente dall’alto di un ambone in modo che tutti i presenti potessero vedere bene le immagini, ascoltare il canto e partecipare così a una specie di sacra rappresentazione sugli ultimi giorni e sulla risurrezione di Cristo.
Questa lunga pergamena è legata alla figura del vescovo marsicano Pandolfo, che ne fu anche il committente e che nel 1057 fu chiamato a sigillare e gestire la risoluzione di una importante vertenza amministrativa che si era creata nella diocesi. Siamo, infatti, nell’epoca in cui la Marsica inizia ad avere una propria organizzazione politica, un movimento che prende le mosse dall’881, quando la contea dei Marsi iniziò a rendersi autonoma dal ducato di Spoleto, che da longobardo era poi divenuto franco, e da quando i grandi monasteri (Montecassino, Farfa e S. Vincenzo al Volturno) iniziarono ad avere cospicui possedimenti lungo le sponde del lago del Fucino.
La Marsica fu così divisa in due diocesi, una con sede a S. Sabina in Marruvio (odierna S. Benedetto) e l’altra a S. Maria in Cellis in Carsoli.
Fu il papa Vittore II, nel Concilio apertosi a Firenze il 4 giugno 1055, che volle la diocesi marsicana riunificata sotto un unico vescovato che assegnava a Pandolfo, ma “poiché il papa Vittore, prevenuto dalla morte, non poté tradurre in formali disposizioni tali decisioni, Stefano, di lui successore, le confermò con lettera decretale, destinata a farsi valere per sempre…”; la lettera è datata da Montecassino il 9 dicembre 1057: probabilmente è per questo motivo che tale anno è indicato come quello di elezione di Pandolfo.
Non si conosce l’anno di morte del vescovo Pandolfo, ma sappiamo che avvenne durante il pontificato di Urbano II (1088-1099).

Ma torniamo al Rotolo dell’Exultet. È probabilmente nel periodo compreso tra il 1057 e il 1059 che Pandolfo commissiona l’Exultet allo scriptorium di Montecassino, il monastero benedettino retto dall’abate Desiderio, grande amico del vescovo marsicano. Ma se, come accertato, i Rotoli degli Exultet avevano anche la funzione di divulgare ai fedeli l’ultima settimana di vita di Cristo servendosi delle particolari miniature figurali, come mai il Rotolo avezzanese non le ha? Probabilmente aveva un altro fine come potrebbe indurre a ipotizzare la scelta di usare grandi lettere iniziali. Pandolfo commissiona l’Exultet, e su questo non ci sono dubbi giacché il suo nome è citato sia nella commemorazione liturgica (una cum beatissimo papa nostro il. et antistite nostro Pandolfo), sia con grandi lettere in una striscia dorata come era prassi in analoghi manoscritti cassinesi (es. Casin. 339).

Ma allora, perché lo ha voluto? Una prima ipotesi, come è riportato nel catalogo della mostra “Exultet. Rotoli liturgici del medioevo meridionale” tenutasi nell’Abbazia di Montecassino nel 1994, è che “Il rotolo si contraddistingue per una peculiarità progettuale che non può essere considerata come espressione di un’iniziativa isolata dell’artista, ma va attribuita ad una precisa intenzione del committente. Si tratta infatti di un rotolo di Exultet privo di scene figurate ed ornato esclusivamente da iniziali decorate. Si possono avanzare soltanto ipotesi sui motivi per cui il vescovo Pandolfo non volle altre illustrazioni. Si tratta forse di una volontà iconoclastica da parte del vescovo? La concezione di un rotolo di Exultet aniconico può essere attribuita solo allo stesso Pandolfo, avendo lo scriptorium di Montecassino munito di apparato figurativo tutti gli altri rotoli di Exultet. Nel secolo XI il monastero fece realizzare per proprio uso tre rotoli riccamente illustrati (…).

Con l’Exultet di Avezzano Pandolfo voleva forse superare in magnificenza il Vat. lat. 3784, realizzato probabilmente per l’abate Desiderio (…): Il rotolo di Avezzano va quindi considerato un prodotto di lusso, di elevatissime pretese. Da questo punto di vista le sette grandi iniziali devono essere state previste già nel piano originario” (Ministero per i Beni Culturali).
A mio avviso, confortato dalle precedenti affermazioni, e viste anche le sue particolari prerogative artistiche, l’Exultet doveva servire a magnificare la persona di Pandolfo e quello che lui rappresentava, cioè un vescovo scelto per volontà di due papi per riunificare una diocesi molto ambita sia per il potere religioso che per quello temporale, una persona nobiliare appartenente alla famiglia comitale più importante nel territorio, perché era una persona di grandi capacità amministrative e politiche: insomma, un particolare Exultet per simboleggiare uno status di potente dignità dotata anche di uno spiccato senso dell’arte.
Fino ad oggi si è sempre indicato questo Rotolo come “l’Exultet di Avezzano” perché si conserva nella odierna sede della diocesi, ma in realtà “… fu prelevato da Mons. Giovanni de Medicis dall’antica prepositura di Celano nel 1932…” (padre Aniceto Chiappini).

L’anno 1932 è comunque inesatto perché si trovava già ad Avezzano prima di questo anno. Il 28 aprile del 1931, infatti, il Soprintendente all’Arte Medioevale e Moderna degli Abruzzi e Molise scrive al vescovo comunicandogli che la dottoressa M. Rosa Gabrielli aveva avuto modo di consultare il magnifico Exultet e lo ringraziava.
La presentazione ufficiale dell’Exultet avezzanese al mondo scientifico (pergamena che è stata completamente ignorata dagli storici antichi come Febonio, Corsignani e Di Pietro forse perché non era più presente nell’archivio della diocesi), avviene con la relazione di Grazia Salvoni Savorini al Convegno storico abruzzese-molisano del 25-29 marzo 1931: “Quasi certamente proviene dalla badia di Montecassino il rotulo dell’Exultet che si conserva nella Curia Arcivescovile di Avezzano che fu eseguito per il Vescovo Pandolfo nel 1057. Le lettere sono miniate calligraficamente con senso decorativo raffinato, proprio della migliore arte cassinese”.

Nei primi anni Cinquanta si registra un nuovo interesse artistico, ma non editoriale, verso l’Exultet. Il 25 ottobre 1952, infatti, il soprintendente Giorgio De Giorgi chiede al vescovo di poterlo avere, insieme al Messale del XIV secolo conservato nella chiesa di S. Francesco di Tagliacozzo, per esporli alla “Mostra della Miniatura” da allestire a Palazzo Venezia in Roma.
Il mese dopo (27 novembre) il vescovo concede l’autorizzazione, e comunica la relativa consegna, per l’Exultet, ma rimanda ai frati francescani quella per il Messale.
Il 24 aprile 1953 il soprintendente scrive al vescovo comunicandogli che il comitato organizzatore, a seguito del rinvio della mostra stessa, ha deciso di far restaurare l’Exultet presso il laboratorio dell’abbazia di Grottaferrata.
Il 15 giugno dell’anno successivo, inoltre, la Curia dà l’assenso per la richiesta di riproduzione in microfilm dell’Exultet avanzata il 31 maggio dello stesso anno dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Nel 1958 venne citato da padre Aniceto Chiappini nel suo lavoro sulla codicografia abruzzese e successivamente torna protagonista durante il IV Convegno Internazionale di Studi sul Medioevo Meridionale tenutosi a Cassino nei giorni 4-8 ottobre 1987, dal titolo “L’età dell’Abate Desiderio”, organizzato dall’Abbazia di Montecassino e dall’Università degli Studi di Cassino.

Recentemente, grazie alla mostra “Exultet. Rotoli liturgici del medioevo meridionale” sopra ricordata, dove il Rotolo avezzanese è stato esposto, è tornato un po’ di interesse attorno a questa importante pergamena, ma forse è ancora poco per farla brillare nuovamente di quella magnificenza voluta dal vescovo Pandolfo mille anni fa.
Senza scendere in una accurata analisi musicale dell’Exultet avezzanese, per avere un quadro di riferimento della musica di queste particolari pergamene, mi servo di alcuni passi tratti dal Catalogo della spesso citata mostra del 1994 a Montecassino: “La musica dei rotoli di Exultet è scritta al di sopra delle parole, così che il diacono passa leggere entrambe quando officia la liturgia del sabato santo.

I rotoli di Exultet sono repertori pratici: nell’Italia meridionale del medioevo per l’Exultet è usata un’unica melodia, derivata dall’antica liturgia beneventana dov’è impiegata in varie occasioni liturgiche. La melodia beneventana ha la peculiarità di essere l’unico caso in cui entrambe le parti dell’Exultet – il prologo e il prefazio – sono cantate sulla stessa melodia. A volte è chiaro che uno scriba re-inventa la melodia nello scriverla: cantando a se stesso una formula che conosce, applicandola a un testo e mettendo per iscritto il risultato. L’Exultet beneventano è un recitativo liturgico che si serve di tre note contigue. La melodia può venire adattata a qualsiasi testo, sebbene sia difficile farlo in presenza di frasi molto corte. Il cantore, o lo scriba, che usa la melodia deve comprendere la forma grammaticale e retorica del testo e compiere gli adattamenti necessari nei luoghi appropriati della melodia”.

Alcuni esempi di Exultet suggeriscono che “non è la registrazione di un’esecuzione mandata a mente, ma è piuttosto pensato come una nuova esecuzione, una nuova applicazione delle parole del canto a un testo dato.
È evidente che lo scriba deve conoscere la musica: non è possibile configurare il testo in periodi, dividendo in cola (suddivisione di un periodo, ndr) con la punteggiatura e in taluni casi (Exultet di Avezzano e di Parigi) con maiuscole colorate aggiuntive, senza sapere come va la musica” (Kelly).

L’Exultet nella versione del rotolo di Avezzano viene cantato per la prima volta il 21 aprile 2007 in occasione di un concerto ( “Exultet – Azione Sacra in Canto Gregoriano, Ambrosiano e Beneventano”) organizzato dalla Fondazione Pro Musica e Arte Sacrala Basilica Papale di Santa Maria Maggiore e dalla Curia Vescovile della Diocesi di Avezzano .


Gianluca Tarquinio, discologo e musicologo, nato a L’Aquila, diplomato in clarinetto presso il Conservatorio di Musica “A. Casella”, è laureato in discografia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia nell’Ateneo della stessa città. Si occupa di ricerche e analisi discografiche comparate e delle problematiche legate alla catalogazione dei supporti sonori. Relativamente all’attività di discologo, ha pubblicato lavori su Wolfgang A. Mozart, Luciano Berio, Goffredo Petrassi, Aaron Copland, Carl Nielsen, Zacara da Teramo, Michele Mascitti, Nazzareno De Angelis e Giorgio Gatti.

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