Il “rapporto Mueller” sull’Internet Research Agency (IRA)

È uscito il ‘rapporto Mueller’ sull’agenzia russa di troll accusata di interferenze nelle scorse elezioni del 2016.

di Francesca Adrower
da un articolo di Ryan Broderick
BuzzFeed, 18 aprile 2019

Il rapporto di Robert Mueller di giovedì scorso sulle interferenze da parte della Russia nella campagna elettorale americana del 2016 offre un dettagliato approfondimento sull’attività dell’Internet Research Agency (IRA), la famigerata fabbrica dei troll collegata al Cremlino, che ha utilizzato piattaforme come Facebook e Twitter per almeno quattro anni per creare vaste organizzazioni politiche artificiali.
Secondo il rapporto, l’IRA è riuscita a raggiungere 126 milioni di americani su Facebook attraverso un insieme di falsi account individuali, gruppi e messaggi pubblicitari, e su Twitter, creando account verosimilmente riconducibili alle maggiori testate giornalistiche. È riuscita anche a organizzare raduni ‘reali’, mobilitando centinaia di persone nello stesso momento in varie grandi città. I dipendenti dell’agenzia russa fin dal 2014 avrebbero iniziato a creare falsi account e piccoli gruppi appositamente rivolti al pubblico statunitense, apparentemente gestiti da attivisti americani, affrontando temi politici e sociali divisivi per il Paese.

Uno dei primi progetti di disinformazione su larga scala dell’agenzia fu la diffusione della falsa notizia dell’esplosione avvenuta in un impianto della Columbian Chemicals della Louisiana, nel settembre del 2014. “Non solo falsificarono degli screenshot della CNN, ma clonarono siti di emittenti TV e testate giornalistiche”, ha affermato il New York Times [l’articolo è del 2015, molto lungo ma molto interessante: lo tradurrò e pubblicherò in seguito, ndr].
L’IRA aveva concentrato tutte le sue attività americane in un “Translation Department” che, a quanto sembra, operava come una tipica startup digitale, dove lavoravano i cosiddetti “specialisti”, incaricati di gestire gli account e di compiere missioni d’intelligence sul campo per raccogliere dati e informazioni.
Il rapporto riferisce di quattro dipendenti dell’IRA che presentarono una richiesta d’ingresso negli USA, mentendo sullo scopo del loro viaggio. Alla fine, comunque, a due di loro fu concesso il visto il 4 giugno del 2014.

Il lavoro dell’IRA, inizialmente concentrato soprattutto su Facebook, YouTube e Twitter e poi esteso anche a Tumblr e Instagram, consisteva nella creazione di falsi profili individuali e, poi, di gruppi e pagine con decine di migliaia di follower.
Su Twitter, venivano utilizzati anche botnet di account automatizzati per amplificare i cinguettii pubblici, accompagnati dall’invio di messaggi privati a singoli utenti.
Ma sembra che i troll russi abbiano conseguito i traguardi più importanti su Instagram, con centinaia di migliaia di seguaci.
Dopo aver diffuso su tutte le piattaforme forti critiche alla Clinton, l’IRA ha acquistato il primo spazio pubblicitario a favore di Trump, su Instagram, seguito da altri su alcuni gruppi Facebook e da altri pagati, apparentemente, da organizzazioni o cittadini statunitensi reali.
Secondo Facebook, gli agenti russi sono riusciti ad acquistare 3.500 spazi, spendendo circa 100.000 dollari.

BOX
Le botnet sono reti controllate da un ‘botmaster’ composte da dispositivi infettati da malware specializzato, detti bot o zombie.
I dispositivi connessi a Internet che presentano delle vulnerabilità nella loro infrastruttura di sicurezza informatica possono talvolta diventare parte della botnet e, se l’agente infettante è un “trojan”, il botmaster può controllare il sistema tramite accesso remoto. I computer così infettati, possono scagliare attacchi contro altri sistemi e/o compiere altre operazioni illecite, in alcuni casi persino su commissione di organizzazioni criminali.
Alcune botnet possono essere affittate da criminali informatici per una varietà di scopi, come ricatti, attentati e la conservazione di materiale illecito come ad esempio la pedopornografia.
(Fonte: Wikipedia)

Nel 2016, rivelano le indagini di Mueller, l’agenzia russa ha cominciato a diffondere annunci su Facebook e Twitter per mobilitare fisicamente i suoi follower e a organizzare dei veri raduni. In seguito, l’attività si è spostata sui messaggi privati inviati a utenti reali di ogni schieramento politico che godevano di una buona popolarità sui social media e che quindi garantivano una maggiore diffusione dei contenuti pubblicati dall’IRA. Questi utenti venivano poi reclutati come coordinatori dei raduni, ai quali gli agenti solitamente dicevano di non poter partecipare di persona. A quel punto, si cercava di coinvolgere i media e, a raduno terminato, venivano condivisi foto e video attraverso i gruppi e i falsi account. Mueller dice che raduni di questo tipo sono stati organizzati decine di volte, anche dopo le elezioni del 2016.

Uno dei punti principali del rapporto riguarda il grado di conoscenza, da parte di Trump e dei suoi sostenitori, dei tentativi dei russi di manipolare il dibattito politico americano nella corsa alle presidenziali di quell’anno. Malgrado la condivisione di tweet, post e altri contenuti politici creati dall’IRA, le indagini non hanno individuato nessuno che, intenzionalmente o inconsapevolmente, fosse stato coinvolto in questa operazione.
Alcuni dipendenti dell’agenzia si presentavano come cittadini americani e comunicavano per via elettronica con membri della campagna pro-Trump (non con i sostenitori della Clinton, però), ad esempio per chiedere distintivi o manifesti da usare per i loro raduni, e con altri attivisti politici.

Gli account riconducibili all’IRA servirono da canali di distribuzione di documenti riservati e hackerati. L’attività di pirateria informatica è l’ultimo tassello della strategia adottata in rete dall’IRA, iniziata con attacchi ai computer e agli account di posta elettronica di impiegati e volontari della campagna pro-Clinton e proseguita con operazioni simili condotte contro organismi politici più importanti. Il materiale raccolto è stato poi diffuso attraverso siti e blog, condiviso nella vasta rete dei social media collegata all’agenzia, inviato ad alcuni giornalisti e, infine, a WikiLeaks che li ha pubblicati. A quel punto, l’IRA ha ricominciato a svolgere il suo lavoro di routine, utilizzando le sue pagine per sfruttare notizie e temi socialmente divisivi.

Immagine in anteprima: Orfeo Tamburi, Le grandi finestre, 1962

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