Sylvia Plath sulla solitudine

Dio, ma la vita è solitudine, malgrado gli oppiacei, malgrado l’allegria stridente delle “feste” senza senso, malgrado le false facce sorridenti che tutti indossiamo.

E quando alla fine trovi qualcuno al quale senti di poter rivelare la tua anima, resti scioccato dalle parole che pronunci – sono così arrugginite, così brutte, così prive di significato e flebili per poter essere tenute troppo a lungo nell’oscurità dentro di te. Sì, c’è gioia, appagamento, amicizia – ma la solitudine dell’anima nella sua spaventosa coscienza di sé è orribile e opprimente.

Testo tratto da “The Unabridged Journals of Sylvia Plath”
[traduzione inedita di Francesca Adrower]

Immagine: Flavio Tedesco

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